Nottolini. — Povero Bagher! mi fa compassione: un uomo così prode, così leale, così nobile!

Saliscendi. — Ah, sì, un bravo soldato che ha versato il sangue per il suo paese.

Pittaformi. — Non esageriamo: egli non ha versato nulla.

Saliscendi. — Ma le battaglie che ci racconta?

Nottolini. — Non le ha mai viste, questo lo so io positivo, perchè in quell'epoca mio cugino era al campo. Il Bagher è sempre stato all'Intendenza, dietro i carri dei foraggi.

Saliscendi. — Ma.... insomma, o dietro o davanti, è un nobile, un gentiluomo.

Pittaformi. — Ma che nobile d'Egitto! Io ho conosciuto tutta la sua famiglia. È inutile che sulle carte di visita metta tanto di Nobile Leonnis! Suo padre, Bartolomeo Leoni e non Leonnis — ditelo a me — faceva il calzolaio, a piazza de' Santi Nazaro e Celso; poi s'è messo a fare il barocciaio e non si sa bene il come il quando, è riuscito a fare un po' di quattrini. Era (vi posso dire anche la data precisa) era nel 31.... 32.... 33, quando, insomma, ogni tanto s'udiva parlare di persone svaligiate, sulla via maestra.

Saliscendi (guardando l'orologio). — To'! le undici e mezzo, e ancora non sono tornati.

Pittaformi. — Le undici e mezzo? Accidempoli, lasciami andare, che c'è un banchiere che m'aspetta per morire. (Prende il cappello e infila l'uscio.)

Nottolini (passando al filtro una tintura madre, con profumi d'assa fetida). — Un banchiere? chiamano proprio lui, i banchieri! a sentirlo, pare che tasti il polso a tutta l'aristocrazia; ma io ci vedo bene; qui, con ricette sue non vengono che straccioni cui non riesco a cavare dieci soldi neanche se li ammazzo.