— Peggio: stamane ho perduto in borsa ventimila lire.

— Ventimila lire! — esclama l'amico sbalordito, ben sapendo che d'ordinario a Giacinto mancano spesso venti soldi: — e come hai fatto a pagarle?

— Pagarle sarebbe niente: è che invece non ho potuto intascarle. Vedi? (estraendo un giornale) la rendita è rialzata d'un punto. Se iersera avessi comprato centomila lire di rendita, oggi avrei ventimila lire nette di guadagno: ti capacita?

Il sabato sera, d'ordinario, Giacinto ha la faccia d'un morto in permesso. I suoi conoscenti oramai ci han fatto l'abitudine e appena lo incontrano, fingono il più sincero compianto, e gli domandano:

— Quanti ne sono usciti?

— Eh, voi altri canzonate, ma intanto io perdo una fortuna. Stamane esco di casa e dico a me stesso; voglio giocare il 5, il 21, e il 90. Poi, con tutte le faccende che ho per la testa, me ne scordo e pàffete! 5, 90, 21.... escono tutti e tre. Anche se li avessi giocati di sole venti lire, terno secco, a quest'ora sarei milionario.

Un giorno, dopo lunga assenza, entra al caffè con la faccia stravolta.

— Qualche altra perdita enorme? — gridano gli amici.