— Ho detto di peggio iersera, nella sala, e c'erano più di venti persone. Che me ne importa?
— Hai fatto anche peggio: non bisogna che il pubblico prenda parte a questi malumori.
— E perchè?
— Perchè il pubblico, cara mia, fa un mondo di supposizioni perfide e maligne sui rancori di due persone che si sono amate.
— Ma come! anche tu, come altra gente, credi che io sia stata l'amante del di Cherasco?
— Sicuro!
— Ma questo è un abominio; questa è una calunnia! io ti posso provare che non c'è niente di vero, che non c'è mai stata neppur l'ombra di una relazione fra me e lui.
E qui la bella e stordita marchesa di Santelmo si mette a sciorinare, dirò così, tutti i documenti umani secondo i quali resta assodata la purità della sua condotta.
La contessa ascolta freddamente questa apologia con un sorrisetto di scetticismo.
— Non sei dunque persuasa? — conchiude la marchesa.