— È inutile! più mi ci provo, a farmi un po' di coraggio, e più sento d'avere una paura maledetta di questa epidemia.

— Carissimo Macario! — soggiunse il dottore, alzando le spalle, — io non so davvero che razza di consiglio darvi: siete troppo affezionato alla vita, voi!... se non foste così fortunato, così felice, la morte, vicina o lontana, non vi farebbe tanto spavento: credete a me.

— Dunque: contro la paura non c'è rimedio?

— Oh sì: ce ne sarebbe uno: ma non so se il rimedio sia preferibile alla malattia.

— Dite pure: io non tremo, davanti alle medicine: la paura.... mi darà un coraggio di leone. Che devo fare?

— Una cosa dolorosa, ma facilissima.

— Sentiamo.

— Procurarvi.... molta infelicità....

Macario Tuccimei fece un par d'occhi bovini e guardò fisso la faccia pallida e canzonatrice del dottor Giulio Sottani, come per chiedere: