— Ma se lui dice che non ce ne avete!
— Sentiamo che è, almeno, santo Dio!
— Ecco qua: mi si è rotto un bono da due lire e volevo un po' di margine di francobolli per attaccarlo.
Spesso l'Errera si divertiva a contraffare lo scemo, l'idiota, che si crede un bimbo di quattro o cinque anni.
Tutto dinoccolato e piagnucoloso, si avvicinava a qualche signore dall'apparenza ingenua, gli si appendeva al braccio e, con voce rotta dai singulti, cominciava a tartagliare:
— Ninì! Ninì bello! ha pedduto sua mammà: ci ci, pedduto mammà!... tu tanto bono, attompagna povero Ninì, tasetta bella di mammà sua!
Quel povero signore, con occhi spaventati, guardava esterrefatto quel bimbo barbuto di sessant'anni. Allora l'Errera pestava i piedi e si avvicinava a Lucio Paglia per dire sottovoce all'incognito:
— Abbia pazienza! è un povero matto, che la sua famiglia lascia vagabondare, perchè assolutamente innocuo. Veda un po': abbia la bontà di ricondurlo a casa: abita a piazza di Spagna.... lo conoscon tutti. E non lo contraddica mai; prego. Sa come sono, 'sti poveri scemi!