Preso da un senso di viva compassione, la vittima consentiva pietosamente a fingersi la bambinaia dell'Errera e spingeva la bontà fino a dirgli:
— Vieni, vieni, Ninuccio bello, che andiamo da mammina tua.
L'Errera si faceva trascinare, tutto pendoloni, poi si fermava, inevitabilmente, davanti le vetrine di Cagiati e non c'era più verso di smuoverlo:
— Voglio un pulcinella: tompera un bel pulcinella a Ninì!
A scanso di piagnistei, il signore gli comperava un pulcinella da venti soldi; poi l'Errera s'arrestava davanti a un pasticciere:
— Voglio una taramella! Ninì vuole tante taramelle! Tómpramene tante tante!
E il signore comprava un'incartata di paste o di biscotti e l'offriva al vecchio bambinone, che si metteva a piangere mugolando:
— Ninì tanta sete! voglio un taffè e latte!
E il paziente signore lo faceva entrare nel caffè più vicino; ma proprio, quando erano in mezzo alla gente che li guardava, l'Errera si portava le mani alla pancia, pestava i piedi e gridava:
— Ah, tanto male qui! non ne posso più! Ninì vuol fare la....