— Se, intanto, si cenasse?
Al tocco dopo la mezzanotte arrivò un dispaccio, in cui non si leggeva altro che questo:
Amalia Trevisan, casa Lambruschini, via Minerva, Genova.
— Birbone!
Augusto Tebaldi.
Dopo tutto, Mario si rassegnò facilmente al suo destino. Giovane, ricco, spensierato, quella quarantena, insieme con una donnina adorabile, come la Trevisan, non era poi un supplizio tanto spaventevole. Un demonio, quell'Amalia! Non la conoscete? Ma che: l'avrete vista cento volte a spasso per via Roma, con l'ombrellino giallognolo guernito in pizzo di Venezia, o nelle poltrone del Politeama, sorridente sotto un gran cappellone d'una forma singolare, che a lei sola sta bene tanto e non può essere portato che da lei.
Tutti dicono che Mario ci abbia speso di gran quattrini e sarà: è giusto che egli faccia dimenticare l'avarizia del padre, che in mezzo ai milioni è morto di miseria. E poi, Mario non è un minchione: sa spendere e sa guadagnare, poichè, a sentire gli amici, nessuno ha come lui un colpo d'occhio sicuro, nei giuochi di borsa.
Così ci avesse pure un po' più di esperienza nei giochi del matrimonio! Invece, ha il torto di trascurare troppo la signora Giacinta, sua moglie; una creatura che, se la vedeste, pare proprio venuta
Di cielo in terra a miracol mostrare.