— Io sono veramente confuso.... Non mi aspettavo.... E poi, capisce bene....

— Sì, sì; capisco perfettamente!... Sempre un po' orgogliosetti, questi artisti, e sta bene. Che bravo figliuolo! Permettete.... — e così dicendo, scosse il campanello.

Un servitore accorse alla chiamata e sparì quasi subito, dopo che il marchese gli ebbe bisbigliato non so che cosa nell'orecchio.

In quel mentre, la marchesina Nanola fece una gaia irruzione nel gabinetto, correndo a dare un bacio a papà. Capii subito che quell'uscita era fatta con malizia e divorai, con uno sguardo di profonda riconoscenza, quella fanciulla che stava per diventare la mia fidanzata. Il principale ammiccò degli occhi, con un sorriso paterno, materno e celestiale.

Il marchese strinse la figlia tra le braccia, le appiccicò un bel bacione sulle guance, e le disse, con finta severità, piena di sottintesi:

— Signorina bella! noi, si parla d'affari e la mamma vi aspetta!

La marchesina diventò rossa rossa, come una fragola, susurrò qualche parola, fece un inchino spigliato, e con passo di lodola sparì dal gabinetto. Ma nel passarmi rasente, mi gettò una guardatina di sbieco, che m'andò dritta al core, come una stoccata.

Non m'ero per anco riavuto dallo stordimento di quell'occhiata, allorchè rientrò il servitore, portando un involto voluminoso, che consegnò al padrone.

Il marchese, sempre affabile e sorridente, sotto i baffoni grigi, mi venne incontro, mi pose l'involto tra le mani e mi disse:

— Per ora non c'è che questo, giovanotto. Tra poco, ce ne avrò anche delle migliori. Addio, ragazzo bello! Venite — soggiunse, rivolgendosi al principale; — andiamo a fare i conti.