La falda del San Michele era coperta da un folto bosco a semicerchio: il Bosco a Ferro di Cavallo nella denominazione della truppa. Non potrei descriverlo perchè il bosco non c'è quasi più. Lo vedono soltanto i soldati, e lo indicano, perchè conservano nella loro memoria profondi, netti e vivi gli aspetti dei luoghi nella prima apparenza, e perchè le trasformazioni del paesaggio sono avvenute lentamente. Ma chi arriva nuovo e ignaro, al posto del Bosco di Ferro di Cavallo vede, un due o tremila metri lontano, un terreno scosceso rotto e frastagliato, con dei sassi, e qua e là una lanugine gialla di rovi secchi e di cespugli bruciacchiati. Più in alto, la vetta nuda del San Michele, osservatorio del nemico, che ci scruta. Il bosco è così scomparso, e vi si scorgono tutte le nostre trincee, che si tendono ad arco verso la cima del monte, vicina, quasi raggiunta.
Dopo le battaglie di luglio il nemico aveva insinuato fra i roveti dei piccoli posti, che alla notte lavoravano. Erano sorte così delle trincee, che gli austriaci a poco a poco ampliavano; i piccoli posti erano diventati avanguardie, e le avanguardie si disponevano a trasformarsi in prima linea. Pochi giorni or sono, il 18 settembre, assalimmo il Ferro di Cavallo. Le prime trincee furono occupate di sorpresa; le altre furono espugnate a viva forza. Il nostro bombardamento accecava il San Michele. Dei contrattacchi scesero, ma i nostri hanno acquistato una tale destrezza nell'erigere i ripari, che in pochi minuti una prima rudimentale opera di difesa è pronta. Se l'austriaco ha una passione per lo zaino, il nostro soldato è inseparabile dal suo sacco pieno di terra. Sale all'assalto col suo fardello, e non lo lascia che per scaraventarlo sopra un parapetto di fortuna e sdraiarvisi dietro. È avvenuto anche che lo abbia scaraventato sulla testa dei nemici.
Le trincee formano un saliente che spinge arditamente all'attacco del monte una testa arrotondata, la quale simula quasi quel ferro di cavallo che il bosco non forma più. Si seguiva tutta la vita del trinceramento, l'andare e il venire lento e indifferente dei soldati dietro ai muri di riparo, l'affaccendarsi di lavoratori in opere di rafforzo, e presso alle feritoie una immobilità statuaria di vedette e di tiratori. Per un incamminamento salivano, calmi, a passo da montagna, i portatori del rancio, con le loro pentole fumiganti.
In molti settori della guerra ho avuto una impressione di solitudini truci immerse in paurosi silenzi sovrumani. Ma di fronte al Carso no. Di fronte al Carso, in qualunque punto, si sente la massa che vive e la guerra che palpita. Una ostilità martellante pulsa come una febbre. Si direbbe che la nostra fronte toccando il mare attinga dall'Adriatico vigori e impeti maggiori per avventarsi contro le alture feroci. La battaglia non ha più date, è la battaglia del Carso, una lotta gigantesca sugli spalti della immane fortezza che la sopraffazione ha dato al nemico, e dalla quale a passo a passo è scacciato. Il rombo di questa bufera è udito talvolta nelle città tranquille e lontane della pianura veneta.
Nel buio profondo della notte di Udine a lumi spenti, pieno di uno scalpiccio di gente che passa e non si vede, di un sussurrìo di voci che pare vengano dai muri, in quelle tenebre strane nelle quali mormora una vita quieta, invisibile, cieca, fra quei portici che la risonanza sola rivela, per quelle strade opache e nere in fondo alle quali, come un punto di bragia, scintilla una lampadina rossa che tinge un angolo con un riflesso da laboratorio fotografico, per l'aria umida e fredda arriva spesso un rimbombare remoto, un brontolìo di tuono. Nessuno ci bada, il sussurrìo continua, la voce di un ragazzo si allontana cantando. Si ha l'abitudine. È la battaglia del Carso che rugge. È un passo avanti che si fa....
[ INDICE.]
| Prefazione | [Pag. V] |
| Al fronte | [1] |
| «Morale altissimo» | [11] |
| Verso l'Isonzo | [23] |
| Ai piedi del Carso | [38] |
| Davanti a Gorizia | [52] |
| Aspetti della lotta sull'Isonzo | [67] |
| In un ospedale | [81] |
| Tra lo Stelvio e il Tonale | [90] |
| Dai ghiacciai dell'Adamello agli uliveti del Garda | [106] |
| Tra le balze dell'Adige | [123] |
| Una maestosa battaglia di fortezze | [139] |
| Fra i torrioni delle Dolomiti | [154] |
| Sulle vette dell'Alto Agordino | [174] |
| Nella conca d'Ampezzo e intorno al lago di Misurina | [189] |
| Nella valle di Sexten | [209] |
| La lotta dei colossi | [222] |
| Dove il combattimento non ha soste. Il passo di Montecroce | [249] |
| Monte Nero | [286] |
| La conquista della conca di Plezzo | [306] |
| Nell'alta valle dell'Isonzo. Le fasi della guerra intorno a Tolmino | [326] |
| L'eroica conquista di Plava | [340] |
| Guerra d'assedio intorno a Gorizia. Un atto di sublime sacrificio | [361] |
| Sull'Isonzo e sul Carso. Una mirabile impresa guerresca | [381] |
| Sulle pendici del Carso | [401] |
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.