Passate le prime truppe i segni della frontiera scomparvero. Una forza sovrumana divelse i pali gialli e neri, saldati a macigni, spezzò le aquile di ferro che in cima ad ogni palo aprivano le loro ali araldiche e biforcavano la loro duplice testa coronata. Non c'è più niente. Dei frammenti calpestati e informi. Un furore d'uragano è passato. Nulla lo avrebbe trattenuto.

In varie zone montuose, come sull'altipiano di Asiago, le nostre truppe avanzarono, in quel primo giorno, sotto al fuoco di grosse artiglierie da fortezza. Non si vide un'esitazione. Quei soldati nuovi al combattimento salutavano le esplosioni con esclamazioni ironiche. E andavano avanti.


Le operazioni di quel primo giorno, i bollettini dello Stato Maggiore l'hanno detto, non furono che una correzione di fronte, la quale, contrariamente al senso del linguaggio ufficiale dei nostri nemici, si operava in avanti. Ma il fuoco che allora si accese nell'anima italiana non si estingue più, perchè non è un fuoco nuovo. C'è stato sempre, noi ne sentivamo il tepore sotto la cenere. Un soffio sublime ha dissipato le scorie e la gran fiamma s'è levata e ondeggia alta. Tutta la frontiera ne divampa. Abbiamo una troppo grande eredità di eroismo e di gloria per non ritrovarla intera nell'ora inebbriante della nostra lotta più santa contro l'eterno oppressore.

No, eterno no! Lo scampanìo delle chiese friulane suonava i primi rintocchi del suo funerale.

Ho narrato del primo giorno, del primo slancio, perchè il resto deve rimanere ancora segreto. Ma v'è lo stesso cuore di quell'ora di delirio. Con lo stesso lieto entusiasmo il nostro esercito schiaccia i forti corazzati del nemico, assalta e conquista di colpo delle ridotte avanzate, si spinge con felice sapienza, con audacia paziente, fin sopra a delle trincee blindate.

Dove non si va con quest'anima?

VERSO L'ISONZO.

19 giugno.

È per la strada maestra che questa volta mi avvicino alla guerra. Nelle regioni della frontiera — diciamo dell'antica frontiera perchè la nuova cammina — la ferrovia, tutta intenta a trasportare soldati e munizioni, lascia i viaggiatori sui binarî morti. E ve li dimentica. Nelle piccole linee i treni per il pubblico ritardano in media dodici ore nei primi quaranta chilometri. Uno solo, che io sappia, è arrivato in perfetto orario: partito da Udine si è trovato a San Giorgio di Nogaro all'ora indicata. Ma era il giorno dopo. Così la strada maestra è ritornata in onore.