Le riparazioni della strada, i preparativi per il varco del fiume, sono stati compiuti sotto ad un fuoco intermittente di artiglieria, al quale rispondevano i nostri cannoni appostati sulla pianura. Qui, la truppa di questo settore fece la prima conoscenza col bombardamento nemico.
Il bombardamento nemico fu accolto con una indifferenza umiliante. La fanteria, inoperosa nelle sue trincee, conversava sotto gli shrapnells, e il chiacchierìo si sentiva da lontano. Sul bordo d'un fosso, file di soldati inginocchiati lavavano la loro biancheria, cantando a squarciagola.
Una sera, quando tutto è stato pronto, è scoppiato un inferno.
Dopo il tramonto, ad un tratto centinaia di cannoni nostri hanno aperto improvvisamente un fuoco serrato sulla riva sinistra dell'Isonzo, spazzandola a tiri progressivi. Ogni batteria aveva la sua zona da coprire di proiettili. Gli shrapnells arrivavano a stormi sul bordo dell'acqua, sulle sabbie della sponda, sui roveti, sulla boscaglia di salici e di pioppi entro la quale la fanteria austriaca veniva ad annidarsi di notte schioppettando a intermittenza, e più in là l'uragano di acciaio e di piombo batteva i vigneti, tempestava le strade, esplorava la pianura in ogni ripiego. Era uno spettacolo terribile. I balenii dei colpi e delle esplosioni illuminavano la notte di una tremula luce violastra, e sulle nostre truppe la veemente moltitudine delle traiettorie formava una vôlta sonora, una vôlta ululante.
Alle nove precise, silenzio.
L'Isonzo ha qui due corsi d'acqua, vicini alle due rive, e nel mezzo, fra l'uno e l'altro, la vasta distesa di ghiaia. Durante il bombardamento che immobilizzava il nemico, il ramo più vicino fu rapidamente passato a guado: è basso e con poca corrente. Nel lampeggiamento delle cannonate si vide un formicolìo nero e silenzioso di truppe traversare la spianata sassosa del letto e portarsi sul corso più profondo trasportando il materiale necessario alla costruzione di zattere.
Quando l'artiglieria tacque, all'ora stabilita, nella quiete improvvisa pesava l'emozione di una grande attesa. Zattere piene di soldati vogavano nel buio. Le prime compagnie si gettavano sulla sponda sinistra occupandola. Altre forze si aggiungevano a loro. L'occupazione si allargava. Si formava solidamente una testa di ponte. Per il passaggio del grosso, intanto, il Genio lavorava alacremente a costruire solide passerelle. Una ordinata e febbrile attività da cantiere attraversava il fiume.
Ogni tanto due, tre lampi vividi, delle esplosioni: cannonate austriache. La fucileria crepitava ad intervalli, dominata dallo scoppiettìo regolare delle mitragliatrici: era la linea della nostra occupazione che avanzava, sloggiando piccoli reparti austriaci dalle loro trincee. Se si ostinavano, era l'assalto.
Si udiva allora echeggiare alto, intenso, entusiasmante, l'urlo trionfale: Savoia! Passava nella notte il grido tempestoso che faceva battere i cuori dell'esercito in attesa. S'indovinavano gli episodi dell'occupazione nel risveglio del fuoco e nel levarsi delle voci. Verso la metà della notte si è capito che gli austriaci contrattaccavano. Ma si è pure capito subito che erano ricacciati. L'oscurità è stata per un istante tutta piena di un eloquente vocìo di vittoria.
Pochissimi feriti. Dei soldati sono tornati indietro con le mani lacerate dai fili di ferro dei reticolati che essi avevano strappati. All'alba le nostre colonne passavano serrate l'Isonzo sui tavolati nuovi e risuonanti, e i tentacoli delle avanguardie avanzavano già verso le alture di Monfalcone.