I bersaglieri, senza scomporsi, guardano in aria. «Dev'essere cascata sulla chiesa!» — dice uno. «Tireranno al campanile!» — osserva un altro. «Questa è cascata qui dietro». — «Ha tremato il muro».... Ma un comando interrompe i dialoghi. Un ordine è arrivato. Si parte.
In un batter d'occhio tutti sono pronti, appoggiati alle biciclette. Si fa rapidamente l'appello. Manca uno. Era là adesso. Chiamatelo. Eccolo che arriva, di corsa, tutto sporco di calcinaccio. «Signor tenente — esclama — è morta la capretta!». C'era una capretta abbandonata nel villaggio, alla quale i soldati avevano munto una bella gamella di latte. «È stata l'ultima bomba — informa il soldato — ero lì vicino, povera bestia! — e dopo un istante di riflessione: — Peccato che sia troppo dura a mangiarsi!».
Via! Con un volteggio elegante ogni soldato inforca la sua macchina e sospeso sul sottile scorcio delle ruote fila nel candore della strada sollevando una bassa scìa di polvere. La compagnia scorre ordinata, silenziosa, veloce, tutta grigia, nella direzione del nemico.
I fucili a bandoliera ergono sullo svolazzamento delle piume come un tratteggio inclinato.
Una folta e confusa massa di gente si avvicina. Viene dalla fronte. Nel polverone che solleva, s'intravvedono dei carri gremiti di persone, tirati da buoi. È un formichìo oscuro, lento, taciturno, nel gran sole ardente. L'emigrazione.
Sono abitanti che il bombardamento austriaco scaccia da ogni paese, da ogni villaggio, da ogni casolare. L'esercito nostro li aiuta, li protegge, li nutre, e disciplina l'esodo. Dei soldati marciano in testa alle colonne e le fiancheggiano.
Il fuoco è cessato, e quando la carovana arriva nell'ombra delle case si ferma e si riposa. «Avanti, coraggio brava gente — avvertono i soldati — ancora un poco, poi vi ristorerete: qui può succedervi qualche disgrazia!» Delle invettive contro gli austriaci si levano dalla folla. Voci di donna gridano, nell'espressivo dialetto veneto: «Anca qua i ne copa!» — «No i vede che semo poareti?» — «Tuto i n'ha tolto, anca i toseti, e adesso i ne buta zò le case!».
«Calma, calma — ammoniscono bonariamente i soldati. — Tornerete presto a casa!» — «Che el Signor ve scolta!» — rispondono le voci. — «Benedeti vualtri e le mare che v'ha fato!» — E la moltitudine riprende la marcia.
Sono donne, bambini e vecchi, tutto quello che è rimasto del popolo, irredento. Carrette di ogni genere trasportano i loro umili bagagli, e sui cumuli dei fagotti e dei sacchi, facendosi ombra con delle vecchie ombrelle aperte, si accalcano i bimbi, gli stanchi, i deboli, in un groviglio multicolore che oscilla alle scosse dei veicoli. Tutti gli altri marciano, gli uomini a parte, due per due, muti, quasi ubbidendo istintivamente alla disciplina militare che li circonda.