Poco dopo anche il generale, cercando un sentiero che aggirasse la posizione nemica, saliva da altra via la costa, esplorando lui stesso, come sempre, seguìto da un plotone. Arrivò in un punto scoperto, preso d'infilata. L'avevano visto; il piombo austriaco grandinava sulla roccia. I soldati esitarono un istante e si gettarono istintivamente a terra, ai lati del sentiero. Cantore rimase in piedi, la faccia verso il nemico, immobile sopra una sporgenza della roccia, impassibile come una statua. Poi chiese un fucile, e lentamente, con un'attenzione da tiratore al bersaglio in un giorno di gara, cominciò a far fuoco. Non gridò ordini, non disse nulla, ma un minuto dopo tutto il plotone, calmo, aveva preso posizione intorno al generale e nulla più lo mosse.

Due settimane fa, nella mattinata della domenica, in mezzo ad un quadrato di truppe che presentavano le armi, la signorina Maria Abriani, l'eroica guida, ha ricevuto la medaglia al valor militare, come un soldato. Essa ne è fiera, ma a chi si congratula con lei, modestamente osserva: «Tante altre donne avrebbero fatto lo stesso nelle mie circostanze».

«Non ha avuto neppure un momento di paura?» — le ho chiesto conversando con lei proprio sull'alto della posizione alla quale essa aveva guidato le truppe, dopo essermi fatto narrare la scena. «Non ci pensavo — mi ha risposto, — ero così contenta. E poi i soldati erano tanto calmi, allegri, che pareva che non ci fosse nessun pericolo».

Dopo un istante, sorridendo ha soggiunto: «Quando ridiscesi, passando dietro alle file che facevano fuoco, i soldati si voltavano a salutarmi e a dirmi dei complimenti....» In pieno combattimento, fra una fucilata e l'altra, mentre qualche cadavere insanguinava già le rocce, i combattenti lanciavano l'omaggio di una frase ammirativa alla gioventù e alla freschezza femminili che passavano. C'è tutta l'anima italiana in questo particolare pieno di eroismo e di galanteria.

Il piccolo combattimento di Ala fu definito dall'artiglieria. La batteria che accompagnava la colonna alla destra dell'Adige fu portata avanti e dall'altra parte della valle scacciò gli austriaci a colpi di shrapnells.


Da Ala la nostra avanzata ha raggiunto senza contrasti le posizioni solide che teniamo, di fronte alla montagna di Biaena, della quale gli austriaci hanno fatto tutta una immane fortezza.

Come nella valle Giudicaria, anche in quella dell'Adige i due fronti si consolidano lontani fra loro, separati da una zona aspra nella quale serpeggia la guerrilla delle avanscoperte. In tutte queste vallate vi è stata un'analogia di azione e di intenti, che ha condotto ad una analogia di situazioni.

Qualche colpo di cannone da una parte, qualche colpo di cannone dall'altra, urti di pattuglie, ma nel complesso la guerra qui marca il passo in un'attesa guardinga. Vi sono delle posizioni d'avamposti alle quali non si arriva che per osservare. Sono cucuzzoli di alture che l'artiglieria ha sterilito e denudato, perchè quando vi arrivano gli austriaci li bombardiamo noi, e quando vi arriviamo noi li bombardano gli austriaci. Si sente, s'intuisce che ogni movimento di masse qui dipenderà da movimenti che si svolgono altrove. Per ora i due fronti avversarî si limitano ad accumulare ostacoli.

Sul Biaena le fortificazioni austriache si vanno delineando come delle ferite sulla immane faccia del monte. Sono scorticature di rocce, tratteggi di terra smossa. Il materiale scavato, trasportato dalle piogge, ha formato delle colate chiare e rosate nei canaloni e sulle pareti a picco delle creste. Si scava e si scava lassù.