Da quel lato la città si affaccia sul letto ampio e sassoso del torrente Ala, e la strada lo segue per un tratto prima di attraversarlo sopra un ponte. All'altra riva del torrente, si distendono delle vigne sorrette da lunghi muri che si sovrappongono a ranghi, dando l'idea della gradinata di un'arena con una verde moltitudine di viti al posto degli spettatori. In mezzo alle vigne, in alto, una villa isolata. Gli austriaci avevano fatto della villa, che fronteggia e domina il paese, il loro fortilizio, e dei muricciuoli i parapetti delle loro trincee. Inattaccabili alla fucileria, essi bloccavano solidamente il passaggio del ponte e rendevano intenibile il bordo dell'abitato.
Alla resistenza improvvisa, l'avanguardia refluì sulla piazza. I colpi che venivano dalla villa infilavano la via e tempestavano i muri. La piccola vetrina di una modesta pasticceria, avanti alla quale stava Cantore, è tutta foracchiata dalle palle.
Nella città sconosciuta non era facile orizzontarsi subito e trovare le posizioni dalle quali riconoscere e battere il nemico. Quali forze aveva? Il suo fuoco era serrato. Vi fu una ricerca concitata di sbocchi accessibili e di posti di osservazione, mentre sopraggiungeva il resto del nostro battaglione. In quel momento delle fucilate cominciarono a partire da varie finestre.
Allora si svolse uno dei più belli episodi.
Una compagnia cercava di salire alla parte alta della città e avanzava esplorando per una strada angusta e deserta, tagliata dal sibilare alto delle pallottole. Un portone era schiuso, come per un invito ad entrare. I soldati vi si affacciarono guardinghi, le baionette basse. Nella corte, inaspettato, risuonò un grido di entusiasmo, un grido di donna: «Avanti, avanti, viva l'Italia!» E una ragazza, giovane, sorridente, dall'aspetto fiorente e modesto, comparve fra i nostri: «Avanti, vengano, vengano sicuri!»
L'ufficiale che comandava, rimise la pistola nella fondina e salutò cavallerescamente chiedendo: «Signorina, si vedono gli austriaci dalla sua casa?» — «Sì, sì, si vedono, salga con me!» — e svelta essa lo precedette per le ampie scale d'una vecchia casa.
Da dietro alle persiane chiuse si scorgeva quasi sotto ai muri il torrente Ala; al di là, i vigneti e la villa, crepitanti di colpi. Delle palle si schiacciavano sulle pareti della casa.
Figlia di patrioti, educata alla religione segreta dell'Italia, la fanciulla non sentiva e non comprendeva il pericolo, tutta commossa dall'avverarsi del gran sogno. Rideva, e i suoi occhi azzurri sfavillavano di contentezza: «Signor ufficiale — esclamava — chiami i suoi soldati, vede, da qui può far battaglia!» — «No, signorina — rispose il capitano dopo aver bene osservato, — tirerebbero sulla casa e spezzerebbero tutto qui dentro; vorrei trovare una posizione più alta.» — «Sì, so io dove, mi segua, la conduco io!»
Dietro alla casa, degli orti minuscoli, aggrappati allo sperone roccioso del monte, si sovrastano l'un l'altro come pianerottoli verdi. E si vide una lunga fila grigia di soldati, preceduta da una bianca figurina di donna, salire curva da un pianerottolo all'altro per ripide scalette di pietra. Con un breve schianto le pallottole entravano nel tronco degli alberi. Gli austriaci conoscevano quell'accesso e lo vigilavano. Si accorsero subito della scalata. Dai vari ripiani i nostri cominciavano il fuoco, nascosti fra le piante.