Verso mezzogiorno si vide sorgere una bandiera bianca sul forte austriaco sbrecciato e silenzioso. Un evviva echeggiò sulle vette italiane a questo segno di resa. Ma subito dopo il forte scomparve in un fumo di esplosioni. Era il forte austriaco di Belvedere, più lontano, che apriva il fuoco sul Luserna per punirlo d'avere issato bandiera bianca. Il 3 giugno anche il forte di Spitz Verle, più indietro, fra le alte rocce che dominano la Val d'Assa, era ridotto al silenzio, e quelli di Belvedere e di Busa Verle apparivano danneggiati. La nostra offensiva spezzava le prime barriere.
Il bombardamento continua. A lunghi intervalli il suo cupo rimbombo passa come un profondo e lontano boato di temporale sulla Valsugana, alla quale l'azione delle nostre grosse artiglierie tende dal sud. Le truppe che operano nella valle odono avanti a loro questa gran voce che rugge. E avanti a loro, infatti, la difesa austriaca che le fronteggia ha sul suo fianco destro la maestosa e lenta battaglia di fortezze.
È una battaglia che ha una mobilità solenne. Viste le opere in pericolo, gli austriaci spostano le batterie. Hanno costruito appostamenti nuovi, hanno creato vie di arrocco per trasportare i pezzi da una posizione all'altra, e alla notte, nel silenzio profondo della montagna, si ode talvolta un rombare metallico e lontano di ruote sui binari: sono batterie nemiche che viaggiano. Scoperte e battute, esse tacciono, e nell'oscurità se ne vanno. È come se le fortezze viaggiassero.
L'eco dei colpi arriva dunque nella vallata sulla quale si è riformato il silenzio dopo l'ultimo combattimento. Sulla cima del Salubio conquistata i nostri soldati si profilano, e più in basso, fra le piante, si annida il gregge bianco e sparpagliato delle tende. Qualche nuvoletta di shrapnells si forma, uno scoppio risuona, gli ometti lassù rimangono immobili. Un paio di cannoni da montagna austriaci abbaia cautamente contro le nostre nuove posizioni, ma nessuno ci bada.
L'assalto nostro è arrivato sul Salubio di sorpresa. L'ascensione è durata un giorno intero. Dopo un abile movimento aggirante, compiuto di notte, l'alba del 24 ha trovato le truppe destinate all'attacco tutte nascoste nelle foltissime boscaglie che coprono le falde fin quasi alla vetta. Su tutto il Salubio non c'è che un triangolo di prato, il cui velluto verde si stende sulla spalla oscura della montagna, disseminato di baite deserte. Lentamente, lentamente, strisciando, ascoltando, inerpicandosi con cautela da rovo a rovo, da tronco a tronco, le truppe, in silenzio perfetto, precedute da punte di esplorazione, salivano nell'ombra più cupa, evitando le radure, lontano da ogni sentiero. Alle cinque della sera si avvicinavano al limite alto del bosco. Qui furono fatte fermare, per dar loro un po' di riposo. Gli austriaci erano trincerati a cento metri da loro.
Mezz'ora dopo si potevano scorgere dal basso, attraverso i binocoli, le prime pattuglie che uscivano dal folto, fra gli ultimi rovi. Parevano immobili, tanto il loro avanzare era lento, guardingo, felino. Gli austriaci non erano più che a cinquanta metri dalla fila avanzata dell'attacco. Dietro ad ogni cespuglio si aggruppavano minuscoli grappoli d'uomini accoccolati. Ogni movimento pareva sospeso. Non un colpo di fucile, non una voce. I minuti sembravano eterni.
Improvvisamente, uno strepito di fucilate, uno scoppio sonoro di cannonate, nembi di fumo sulle trincee, poi un formicolìo confuso verso la vetta, un gran grido, lungo, vasto, l'urlo poderoso dell'assalto, simile ad un lamento di bufera, e sul profilo della cresta si è formato un granulamento ondeggiante e vago. La montagna era presa.
La difendeva una compagnia munita di mitragliatrici. Pareva inconquistabile. Ma la sorpresa ha sgomentato il nemico. È stato sopraffatto dal panico alla vista degli assalitori così vicini, contro i quali ha sparato con tanta concitazione da non causare che perdite infime. Alcuni colpi di cannoni da montagna, appostati vicino, lo hanno deciso definitivamente alla fuga.
La compagnia austriaca ha lasciato indietro cinque uomini con l'incarico, piuttosto sproporzionato, di trattenere gl'italiani in caso d'inseguimento. I cinque uomini si sono naturalmente arresi. Più tardi — era quasi notte — gli austriaci, non udendo più niente, hanno distaccato altri sei soldati per andare a vedere che cosa era successo dei cinque. E lo hanno visto bene, poichè sono stati fatti prigionieri anche loro.