Noi vogliam la libertà.

Noi vogliam la libertà!

E tutta questa gioia superba e gagliarda arriva alle prime linee, arriva al combattimento. La lotta è apparsa subitamente come una non so quale terribile e magnifica festa. Tutti vorrebbero essere avanti, più avanti. Il rombo delle cannonate è una voce che chiama. Quelle unità che entrano nell'azione, vanno come se non avessero mai fatto altro, superbamente. L'anima vera delle varie genti italiche si rivela in un fulgore nuovo. Un soffio d'eroismo l'ha accesa. È tutta la giovinezza della Razza che ritorna e fiorisce come una primavera. Nell'alterna vicenda della storia un grigio inverno è ora finito. Sono dimenticati i lunghi geli e i gravi torpori. Il vigore trionfale d'Italia erompe, pieno di una formidabile poesia. Lassù, fra le truppe, è una serenità ardente.

Prima di prestare orecchio ad una voce velenosa, pensiamo ai nostri soldati che vogliono e avranno la vittoria, pensiamo ai loro capi che sanno prepararla e conseguirla, e crediamo fermamente in loro. Nessuna speranza sembra troppo grande, nessuna mèta sembra troppo alta, per chi ha visto il primo passo delle nostre truppe. A loro la nostra confidenza illimitata.

Sappiamo aspettare e tacere. Facciamo della nostra certezza una corazza. Un dubbio è un tradimento. Convinzione, ordine e calma sono le armi del popolo nella grande guerra. Seguiamo l'esempio dei nostri eroici alleati, noi che entriamo nel conflitto al loro fianco. Evitiamo d'indovinare, evitiamo anche di discutere, una parola inutile può essere una parola dannosa. La disciplina dei ranghi scenda fra noi.

Noi, popolo, siamo come gli equipaggi che nelle cieche stive della corazzata nutrono i forni, caricano le munizioni negli ascensori, fanno camminare, manovrare e combattere la nave, ma che non possono sapere subito quello che avviene sopra, all'aria aperta, dove si combatte, sui ponti e nelle torri blindate, e che ignorano le fasi attuali della battaglia. Essi debbono essere tutti al loro lavoro, senza cercare di capire, esatti, alacri, compresi della necessità di agire senza esitazione e senza scoraggiamenti, sentendo quanta parte della vittoria si appoggi sulla loro opera oscura e sulla fiducia da essi riposta nel comando supremo e negli uomini che si battono.

Ebbene, i boccaporti sono chiusi, c'è combattimento sui ponti, attenti ai comandi, o Genti delle stive! Non vi fermate, dominate ogni curiosità e ogni ansia, una mano ferma, una mente luminosa, un cuore leonino reggono le sorti della possente nave Italia, e dietro ai cannoni vi sono petti che anelano alla vittoria!

E la vittoria sarà nostra.

«MORALE ALTISSIMO».

5 giugno.