Così canta una vecchia canzone dei luoghi, ricordando le gesta leggendarie dei quaranta venzonesi di Bindernuccio che fermarono da soli l'invasione di Massimiliano Primo e salvarono Venezia.

No, di qui non si passa! Il canto è ancora fresco, è ancora vero, è ancora vivo:

Su su su, Venzon Venzone:

Su fideli e bon Forlani,

Su legittimi Italiani,

Fate ch'el mondo risone.

MONTE NERO.

21 settembre.

La parola slava krn — che si pronunzia kern — significa «roccioso», e somiglia alla parola zrn che significa «nero». La distrazione di un cartografo ha fatto del Monte Krn il Monte Nero; ha dato a questa vetta un nome falso ma indistruttibile, indimenticabile, insostituibile, un nome più noto ora al mondo di quello vero, un nome che è stato pronunziato più volte in tre mesi che l'altro in tre secoli, e che rimarrà, legittimato dalla Storia, battezzato dal sangue.

Il Monte Nero aveva una celebrità nelle guide per la somiglianza singolare del suo profilo a quello di un volto umano, un volto immenso, supino, con la fronte verso il sud, il mento verso il nord. Da lontano, dalla valle di Cividale, oltre i nostri monti si vede, azzurro e alto, quel prodigioso sembiante aquilino da divinità caduta, nel quale molti credono di ritrovare i lineamenti cesarei e solenni di Napoleone. L'apparenza di un viso è così evidente, che gli alpinisti, i frequentatori di vette, chiamano Naso la cima più alta di quella favolosa scultura.