Una delle cause della crisi è l’accentramento a Buenos Aires di grande parte della vita argentina. Questa Repubblica dà l’idea d’un mostro che abbia un corpo piccolo e debole, ed una grande, smisurata testa. La popolazione della capitale è di più che 800,000 abitanti, e tutto il resto dello Stato non ha nemmeno quattro milioni. La sproporzione è enorme.
In un paese che, come l’Argentina, non ha altra vera ricchezza che la produzione agricola, che non possiede o quasi industrie, questa mostruosa capitale tanto popolata significa non solo che un’infinità di gente è completamente sottratta all’unico lavoro proficuo—quello dei campi—ma che tutta questa gente vive interamente alle spalle degli altri, e di una vita enormemente dispendiosa. Buenos Aires assorbe troppe risorse argentine. È un lusso, una « spesa di rappresentanza » che solo potrebbe permettersi un ricco popolo di cento milioni d’uomini.
Buenos Aires occupa più di diciottomila ettari, ossia supera Parigi di settimila e Berlino di seimila e trecento ettari. Ha edifici grandiosi, grandi boulevards, parchi, ha centoquaranta chilometri di pavimentazione in legno, un porto che è unico nel suo genere, un impianto d’acqua potabile che è fra i primi del mondo, dei servizî pubblici straordinarî. L’esistenza di questa città è un fenomeno puramente americano, di quelli che sfuggono in parte alla nostra analisi.
La Buenos Aires d’oggi è sorta sull’antica città così, come un’impresa, come una speculazione ben lanciata, in forza di uno di quegli inesplicabili delirî collettivi che afferrano talvolta i popoli davanti alla prospettiva della rapida ricchezza. L’Argentina appariva il paese incantato che avrebbe pagato tutto e tutti, e la sua prosperità avvenire venne ipotecata in una febbre di affari, i quali non avevano altra base che delle speranze assurde. Le fonti della prosperità vennero trascurate per delle speculazioni fantastiche: l’Argentina vera fu perduta di vista.
Il credito illimitato apriva le Banche a tutti. Si creavano delle fortune in poche ore. Si costruiva, si costruiva come se l’Europa intera avesse dovuto rovesciarsi qua. I terreni aumentavano di valore fino all’incredibile. L’affarismo escogitava delle imprese favolose. Si arrivò a costruire qui vicino una città, La Plata, i cui terreni furono pagati fino a 150 volte il costo attuale. Ora La Plata è morta, e si visita come Pompei. I capitali e le braccia stranieri affluivano attratti da rimunerazioni enormi. L’oro correva a rivi. Il Rio della Plata meritava il suo nome. La disonestà trionfava. S’ipotecava per centomila lo stabile che valeva mille. Ogni sentimento d’onestà, di giustizia, di dignità, d’amor patrio erano travolti dalla febbre della ricchezza. I governanti arricchivano e lasciavano arricchire le loro clientele.
La corrida, come fu chiamata, cioè la corsa di depositanti alle Banche, cominciò nel 1890 e finì nel 1891 col fallimento generale. Le Banche argentine fallirono. Il Banco della Provincia di Buenos Aires fallì per due miliardi. Era il terzo istituto di credito del mondo—prima di divenirne il primo istituto di.... discredito. Centinaia di milioni di sudati risparmî dei nostri emigranti furono perduti.
In quel violento, turbinoso accentramento d’affari e di lavoro si formò la Buenos Aires d’oggi, che così cara costa alla Repubblica. Alla sua vita manca la base.
Gl’interessi della capitale sono in contrapposizione a quelli delle provincie. Con ciò che è costato l’abbellimento, il lusso e la comodità di Buenos Aires, l’Argentina poteva mettersi comodamente in condizioni da vincere in tempo la concorrenza di quei paesi che hanno la stessa sua produzione: gli Stati Uniti, il Canadà, l’Australia, e fra poco si potrà aggiungere la Siberia.
Invece all’Argentina manca il primo elemento di successo, che sarebbe una viabilità a buon mercato e facile. La canalizzazione delle acque, la navigazione dei grandi fiumi che vengono tutti a riunirsi, come le stecche di un ventaglio, all’immenso Rio della Plata, hanno uno sviluppo insufficientissimo. Le ferrovie, tutte in mano di Compagnie inglesi, per il costo esagerato dei noli rappresentano uno sfruttamento rovinoso per il produttore. Le ferrovie hanno poi una sfera limitata d’azione lungo il loro percorso, tanto più ristretta quanto più elevato è il costo dei trasporti; e non esistono strade. Se si esce da Buenos Aires non si trovano comunicazioni. Tempo fa i soldati della guarnigione per recarsi ad un nuovo campo di manovre, qui vicino, smarrirono la strada. Dai grandi boulevards in asfalto illuminati a luce elettrica si passa al niente.
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