LE BASI
DELL’OLIGARCHIA ARGENTINA.

[Dal Corriere della Sera del 25 maggio 1902.]

Sotto grandi titoli, una mattina, non è molto, i giornali argentini avevano delle notizie di questo genere:

« San Martin, ore nove.—Un gruppo di Casaristas ha aperto il fuoco sugli avversarî. La polizia, agli ordini di un commissario, rispose al fuoco. Gli assalitori si ritirarono lasciando dei feriti. A Lamadrid v’è stato un vivo scambio di fucilate. »

« Chivilcoy.—I membri dei seggi hanno dato di piglio alle armi, vi è stato un nutrito scambio di fucilate, aumentato con l’intervento della polizia. I feriti sono molti. Il fuoco durò per ben dieci minuti. »

« Pila.—Un gruppo d’Ugartisti ha attaccato il Municipio e la Commisseria. La polizia respinse l’attacco. Vi sono feriti gravi. Si spararono moltissimi colpi di remington. »

« San Fernando.—Un forte gruppo d’individui fece fuoco lungo il canale in direzione della piazza. La polizia rispose al fuoco respingendo l’attacco. »

Se si parlasse di Boeri, invece che di Casaristas e di « Polizia del Capo », invece che di semplice polizia, tutti, leggendo tali notizie, penserebbero che la guerra nell’Africa Australe non è mai stata più attiva di così. Ma siccome non si trattava che di elezioni (parziali, per fortuna) nella provincia di Buenos Aires, nessuno si è commosso, ed una parte della stampa ha persino colto l’occasione per gridare, con legittima soddisfazione, che: « ... in queste elezioni si è provato il progresso morale del popolo, il quale pacificamente è accorso alle urne a compire il più sacro dei suoi doveri, senza che si verificassero i deplorevoli fatti dei passati Comizî... »