La corruzione si propaga infatti. Lo standard della morale pubblica si è modificato sotto questo regime. Quando l’eccezione diventa regola, la regola diventa eccezione. Avviene in morale quel che ci succede in ottica quando entriamo in un ambiente illuminato da una lampada colorata; al principio si trova tutto strano, falso, curiosamente colorato; poi l’occhio s’abitua, il ricordo della luce pura svanisce dalla retina, ogni cosa si normalizza al nostro sguardo. Così laggiù si è abituata la coscienza pubblica alla strana luce della moralità ufficiale.
« Supponendo che certi fatti che vediamo giornalmente siano successi in altri paesi, ed immaginando lo scandalo che produrrebbero, abbiamo la norma del livello morale della nostra società, che non si commuove considerandoli quotidiani e comuni. Basterebbe collezionare ogni scandalo che si rivela giornalmente per formare il museo degli orrori. » (Belin Sarmiento).
Nella lingua stessa, che è come lo specchio dell’anima di un popolo, rimangono le traccie della strana clemenza con la quale si giudicano certe colpe. L’indelicatezza non si chiama più così: si chiama.... vivezza—viveza. Un uomo senza scrupoli da noi si dice un furfante; laggiù un uomo vivo! Ed è quasi un complimento.
Quale tempra adamantina d’onestà non occorrerebbe per sottrarsi alla influenza dell’ambiente, alle seduzioni dell’interesse? « Sarebbero uomini eroici, superiori all’umano coloro che elevati al potere dai nostri politici potessero lottare contro i loro amici, contro il loro proprio interesse, lottare contro i sofismi che da ogni parte fioriscono intorno al potere, lottare infine contro tutti i proprî contemporanei, e rifarli come lo scultore riammassa l’argilla quando è scontento della sua prima concezione. » (Belin Sarmiento).
Il male che deriva da tanta bruttura è reso più grave dalla curiosa condizione di complicità in cui si trovano moltissimi funzionarî pubblici, complicità dalla quale deriva quell’impunità cui allude la Prensa nel brano citato più sopra. Essi debbono la loro posizione alla loro unione di partito, cioè a dire ad una colpa comune. Naturalmente non si può sempre punire un funzionario che abbia troppa.... viveza, perchè sarebbe come trasformarlo in un avversario politico. E poi è difficile punire uno per colpe che sono troppo comuni, peccati divenuti veniali, condannare in lui sè stessi, e i proprî sistemi, i proprî interessi e la propria morale. La catena gerarchica così si spezza, la disciplina è svanita. Come il potere si basa sul fascio enorme di irregolarità elettorali commesse dagli adepti al partito trionfante, ognuno di questi fattori del Governo, conquistato un impiego, sente di avere il sacrosanto diritto ad una parte del potere. Ogni funzionario diventa un tiranno nella sfera della sua influenza. Il meno che può fare è di non compire il suo dovere seguendo l’esempio di tanta parte dei parlamentari che sono in un quasi perenne sciopero legislativo.
Si aggiunga ancora, come ultimo e non minore incentivo al mal fare, la poca stabilità degli impieghi. Quando s’insedia un nuovo partito è un nuovo esercito d’impiegati che occupa gli uffici, mentre l’esercito dei vecchi si ritira—per prepararsi ad un altro assalto—si ritira in armi, e soprattutto.... in bagaglio. Un’elezione andata male o una rivoluzioncella andata bene bastano a sbalzar tutti dal posto; la vita non è assicurata, il tempo stringe, bisogna prendere ciò che capita, diamine!
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Al di fuori di questa straordinaria organizzazione governativa, di questa formidabile associazione tirannicamente dominatrice, stanno gli stranieri, i veri sfruttati, perchè sono quasi i soli che lavorino, che producano, che trasformino. Sono essi, in fondo, che pagano. E « ad essi viene a mancare ogni autorità sulle autorità anche inferiori: essi debbono sopportare senza possibile reazione le facili prepotenze dei funzionarî, specialmente nelle campagne dove l’abuso è così comune. » (Prof. Martinoli). Vedremo in seguito, dettagliatamente, quali e quanti sono questi abusi e queste prepotenze che gli stranieri soffrono, e più specialmente coloro fra di essi che l’ignoranza, la miseria e l’isolamento vengono a rendere più deboli e più umili.
Ora ne abbiamo visto le origini che tutto spiegano a filo di logica. Nel « museo degli orrori », di cui parla l’on. Belin Sarmiento, il lettore ora forse non troverebbe nulla che potesse meravigliarlo troppo. Alla meglio gli ho spiegato la formazione e la natura del vasto organismo governativo, che forse non completamente a torto è stato chiamato una Tammany Hall politica. Dalle sue ruote si capisce come cammina.
Non c’è più nulla di strano. A San Juan, per esempio, dove l’irrigazione soltanto rende possibile la coltura di quel suolo tropicale, il Governo toglie l’acqua agli avversarî politici per far seccare i loro raccolti e far morir di sete uomini e bestiami. Lo chiamano il gobierno de l’agua. (Nacion, 9 gennaio). Il penultimo governatore d’una delle principali provincie ha passato gli ultimi sei giorni del suo regno a firmare boni di tesoreria a favore di partitarî per un valore pari al bilancio della provincia—quattro milioni di pesos. La storia non dice se al settimo giorno il bravo uomo si prese il meritato riposo. Dice però che venne sollevata la questione della validità dei boni, risoluta favorevolmente e che l’ex-governatore venne immediatamente... fatto senatore! A Tucuman un ministro delle finanze accusa il predecessore di aver stornato grosse somme per lavori pubblici che non si sono mai visti, e nessuno gli bada (Prensa, 20 marzo). Un ex-governatore è accusato d’aver sottratto centomila pesos da una sovvenzione per una calamità pubblica (Diario, 5 aprile). Alcuni Governi provinciali, come quelli di Entre Rios e San Juan, non rendono conto delle somme pagate dal Governo centrale per l’istruzione, e lasciano i maestri quattordici mesi senza stipendio. Il Consiglio nazionale d’educazione è alla sua volta accusato dai giornali di grosse irregolarità amministrative a proposito della costruzione di edifici scolastici costati quattro volte il loro preventivo. La Prensa attribuisce la massima parte del deficit delle imposte alle irregolarità commesse abitualmente dagli incaricati dell’esazione. Tutto questo non può stupirci più. Entra quasi nell’ordine naturale delle cose.