I Parlamenti votano sempre nuove spese e creano nuovi impieghi per contentare le clientele, mentre il paese precipita alla rovina, mentre i coloni delle principali provincie mancano persino della semente, e la miseria s’avanza ululante dai campi verso la città. I debiti provinciali aumentano con una rapidità che ha dell’emulazione. Con un bilancio che mette paura, il Parlamento federale vota un aumento di trenta milioni di pesos di nuove spese e crea una quantità di nuovi posti diplomatici per « provvedere alle necessità di certi gentiluomini messi colle spalle al muro dalla mancanza di mezzi » (El Diario). Molti uomini politici sono pubblicamente accusati di gravissime immoralità, ben definite e particolarizzate, e le loro ricchezze favolose autorizzano il sospetto. Il Diario racconta che per avere una modificazione sulla tariffa doganale di un certo articolo si offrivano settantamila pesos nei couloirs del Congresso. « Al Congresso poco importa di protezionismo e di libero scambismo—scriveva la Patria degli Italiani, commentando la notizia—chi meglio paga, meglio è servito. »
Giù giù per la trafila amministrativa tutto cammina così. Vi sono governatori che commettono ogni sorta di abusi. Gli stranieri del Neuquen in questo momento si agitano implorando che per carità non venga rieletto il governatore presente vicino a scadere di carica (Prensa, 10 marzo). A Rufino gli stranieri si trovano costretti a riunirsi in una « Società di resistenza » contro gli abusi delle autorità; una specie di Compagnia d’assicurazione per i danni che si scatenano dall’imperversare della prepotenza (Prensa, 3 marzo). E più giù ancora tanti magistrati vendono la giustizia e regalano ingiustizia, dei giudici di pace sfruttano tranquillamente i coloni, dei commissarî sono loro complici, e per loro conto commettono angherie e persecuzioni infami: fino agli agenti, agli ultimi soldati di polizia nelle colonie, che da selvaggi che sono, fanno anch’essi del loro meglio, arrestando, bastonando e violando quando e come possono. Di queste gesta parleremo.
***
Bisogna concludere che l’Argentina è veramente un paese meraviglioso se ha potuto trascinare fino ad ora un tale mostro divoratore sulle sue spalle. In esso principalmente va cercata la ragione vera della sua crisi spaventosa e del suo mortale abbattimento presenti, le cui conseguenze ricadono sui nostri lavoratori. Questi a centinaia e centinaia di migliaia scontano con la miseria, laggiù, lontani dalla Patria—verso la quale si volgono tristamente i loro pensieri come verso una felicità per sempre perduta—gli errori e le colpe che non sono loro!
Intanto si dice nelle sfere ufficiali che le risorse del paese salveranno la situazione. Questa è una bella maniera per dire che sarà pur sempre il lavoro, il nostro lavoro, che pagherà tutto!
LA GIUSTIZIA ARGENTINA.
[Dal Corriere della Sera del 1-2 giugno 1902.]
Il generale Roca, durante la sua ultima tournée in Europa, andò a visitare Bismarck, che nell’eremitaggio di Friedrichsruhe era diventato come l’oracolo politico di tutti gli statisti in vacanza. Si dice che in quella circostanza l’Oracolo, interrogato su ciò che pensava dell’Argentina, rispondesse, fra una boccata e l’altra della sua pipa leggendaria: