—Il vostro paese non avrà avvenire finchè non avrà Giustizia!
Sono passati degli anni, ma c’è da scommettere che, anche oggi, se il signor Presidente potesse interrogare l’anima del Gran Cancelliere, si sentirebbe rispondere con le medesime parole.
Perchè infatti si può dire che in quel beato paese c’è tutto ormai, meno che la Giustizia. La libertà, il commercio, la proprietà, e persino la vita non vi sono sempre efficacemente garantiti. Troppo sovente la Giustizia è partigiana o corrotta. In essa trovano forza la prepotenza, la disonestà, la criminalità. La Giustizia, soggetta spesso a tutte le malsane influenze dei partiti, del denaro e degl’interessi personali, assicura troppe volte l’impunità al « figlio del paese »—che può disporre di queste forze—e concorre così a mantenere la massa straniera in una condizione sempre più umile di sottoposizione.
E tutto questo perchè anche la Giustizia soffre laggiù del gran male d’origine: la politica. Nasce e vive nella politica; è agitata dalle passioni della vita pubblica; strettamente legata all’ambiente; bruttata dagli stessi difetti e delle stesse colpe che è chiamata a correggere e a punire. Gli uomini che amministrano la Giustizia sono nominati a tale onore non sempre per i loro meriti personali, per il loro carattere, la loro onestà, la loro indipendenza, la loro coltura, ma perchè sono del partito al potere, oppure amici o parenti di persone d’influenza, o intriganti, o complici in trame politiche. Avviene così di trovare dei giudici che non hanno nessuno dei requisiti che la legge richiede. « A Santiago de l’Estero non un solo membro del Potere Giuridico possiede i requisiti costituzionali » (Giornale La Prensa, 3 novembre). Immaginiamo quale autorità può emanare da questi magistrati. Il peggio è che vi sono dei giudici ben altrimenti indegni del loro posto specialmente nei gradi minori della magistratura. « In certe provincie la libertà, l’onore e i beni della povera gente sono in mano di Giudici di Pace degni della galera »,—scriveva la Patria degli Italiani il 7 dell’aprile passato, giustamente esasperata da alcune infamie giudiziarie commesse nella provincia di Cordoba; e aggiungeva:—« Ecco perchè nelle campagne gli stranieri vivono a disagio e le colonie si spopolano. La Giustizia di Pace in mano a malfattori volgari irrita e disamora del paese gli emigranti, che vedendosi in balìa di furfanti rivestiti di autorità fuggono, sottraendosi al peggiore dei dispotismi, quello della giustizia amministrata da farabutti. » Vi sono troppi giudici che hanno familiarità con la colpa: alcuni di essi debbono all’appartenere alla giustizia il beneficio di non esser chiamati a renderle conto delle loro azioni. Vi sono giudici che hanno subìto delle condanne; vi sono dei recidivi: vi sono dei criminali.
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Se nelle alte sfere della magistratura non mancano dei buoni e dei colti, ciò non toglie che l’organismo giudiziario non sia profondamente guasto, e—questo è un sintomo grave—poco vi si bada. Un commissario governativo, incaricato di un’ispezione nella provincia di Santa Fè, dice nel suo rapporto che « i posti di Giudice di Pace appartengono a covi di uccelli di rapina che si sono stabiliti in ogni colonia. » (La Prensa, 20 aprile). La Prensa dell’11 aprile riporta questi apprezzamenti del giornale La Verdad di Entre Rios: « Sono note le azioni vergognose compiute da certi magistrati. Tutto han commesso, dalla prevaricazione al furto, fino al sindacato dei giudici con i procuratori, ecc. Tutto ciò ha spinto la nostra giustizia in una discesa obbrobriosa, trascinando nella sua débâcle di corruzione i grandi interessi della società che si trova abbandonata alla voracità dei saccheggiatori dei Tribunali. »
Si è arrivati al punto da contare, nelle campagne, i buoni giudici come eccezioni. « I Giudici di Pace e i commissarî delle colonie, salvo oneste eccezioni, spogliano, derubano, taglieggiano i poveri coloni. » (Patria degli Italiani, 20 novembre). La Prensa del 22 aprile consiglia il governatore di Cordoba a nominare per giudici « uomini onesti e degni per sollevare le popolazioni dai molti mali che le affliggono a causa dei cattivi giudici. » Il consiglio è ottimo anche per tutte le altre provincie della Repubblica.
Le accuse a carico di giudici piovono giornalmente sulle colonne dei giornali di tutti i partiti, ma le autorità governative rimangono bene spesso indifferenti. La Nacion ha fatto, inutilmente, una vera campagna contro un giudice molto influente della Capitale, accusandolo velatamente di vita immorale, scandalosa, di affari loschi, di parzialità. Alcune di quelle schiave bianche, che infami trafficanti traggono con inganno dai villaggi d’Europa, e per la cui sorte i Governi ora cominciano a preoccuparsi, riuscirono a fuggire dalle mani dei loro « padroni » e ricorsero alla polizia, che arrestò i colpevoli. Ma il giudice in questione diede ordine di liberarli e fece carcerare quelle infelici. La stampa accusò il giudice d’aver favorito degli « amici personali »; ed egli è sempre giudice! Un altro giudice proscioglie dei detentori di bische clandestine e poi ordina che sia tolta ogni sorveglianza sulle case da giuoco: viene accusato di favoritismo, ma resta sempre giudice. Un giudice è denunziato per falsificazione in atto privato e non viene nemmeno sospeso dalle funzioni. (Patria, 30 dicembre). La Prensa riporta da un giornale provinciale che parla della giustizia corrotta: « Il potere esecutivo non pensa a porvi un rimedio, anzi ora si tratterebbe di dare un avanzamento a qualcuno dei magistrati sotto la cui giurisdizione sono scomparse considerevoli somme di denaro appartenenti ai depositi giudiziari... »
Nelle Colonie vi sono di quei giudici che per ironia si chiamano di pace, che fanno ordinanze di sequestro a danno dei coloni, portando loro via i raccolti, gli animali da lavoro, gli attrezzi, tutto, e lasciandoli spesso nella più dolorosa miseria. (La Libertad di Cordoba, 2 aprile).
Un gruppo di coraggiosi, abitanti un pueblito nel Rio Negro, ha domandato al ministro della giustizia di ritirare il Giudice di Pace e sostituirlo con una persona per bene. Quel degno magistrato sarebbe stato già da anni accusato di gravi colpe commesse come giudice a General Roca—paese del Rio Negro—poi d’irregolarità come capo del Registro Civile. Ora il giudice recidivo è accusato di negata giustizia, di favoritismo per partitarî politici; ma non basta; è anche accusato di aver tentato, usufruendo della sua autorità, di portar via una fanciulla minorenne alla madre, infine di complicità nel ratto d’un’altra minorenne, la quale sarebbe stata rinchiusa per alcuni giorni nella di lui casa. Il rapitore era il figlio del giudice. Il segretario di questo magistrato è sotto l’accusa di tentato assassinio. (Prensa, 3 marzo).