LA POLIZIA ARGENTINA.
[Dal Corriere della Sera del 5 giugno 1902.]
Un giorno dello scorso marzo il Governatore di Santa Fè, dottor Freyre—un omone dall’aspetto bonario e dalla parlantina sciolta—facendomi gli onori della sua casa mi mostrava una curiosa raccolta di ritratti fotografici. Erano le fotografie di tutti i suoi impiegati di polizia, bene incorniciate simmetricamente in un grande quadro di peluche e sormontate dai nomi dei relativi originali, incisi in targhette dorate. Una epigrafetta in testa al quadro faceva conoscere che si trattava di un omaggio della Polizia Santafecina al Señor Gobernador in occasione della di lui recente assunzione al potere. Il Governatore guardava tutti quei ritratti con una grande espressione d’uomo soddisfatto, e mi spiegava:
—Li conosco tutti, uno per uno, da quando ero capo come Jefe politico; qualcuno ne ho fatto io—nei suoi occhi sfavillava come una scintilla di amore paterno—e sono tutti hombres valientes, amico!
Gettai un’occhiata sulle fisionomie; una raccolta di tipi risoluti, una collezione di occhi fieri, di baffi e di barbe dal taglio poco comune, e qua e là dei nasi adunchi, degli zigomi salienti e delle bocche larghe tagliate come con un colpaccio di ascia, caratteristiche non dubbie della razza meticcia. Vi era anche un negro.
—Io conosco la storia di tutta questa gente; li ho tutti nel pugno—continuava il mio ospite.—Vedete questo, e questo, e questo? Ebbene, essi non portano il loro vero nome.
Io ascoltavo con un interesse crescente le curiose informazioni che il Governatore dava a me e ad altri presenti, e non mancavo d’incoraggiarlo con quelle esclamazioni d’assentimento che sono le goccie lubrificanti delle conversazioni. Ed egli continuava, ingenuamente persuaso di dire le cose più naturali del mondo, e di fare il miglior vanto dei suoi sottoposti.
Così spiegò che alcuni di quei funzionarî non portavano il loro nome perchè in passato erano stati assassini. Molti di quegli uomini avevano un passato al quale il Governatore alludeva con reticenze piene di effetto drammatico. Certi si erano trasformati da delinquenti a poliziotti per opera sua. Ricordo fra gli altri la storia di un cocchiere più volte arrestato per ferimento, furto e rivolta agli agenti a mano armata, e divenuto commissario. Appuntando il dito sopra varî ritratti il Governatore ripeteva con compiacenza le parole: Este era un picaro!...—Questo era un farabutto—con l’aria di dire: Che uomo abile che era costui!