Le spese eccessive portano un dissesto endemico nei bilanci domestici, che vengono a rispecchiare così il bilancio dello Stato in proporzioni ridotte. Lo sperpero cieco del denaro conduce per conseguenza ad una caccia altrettanto cieca al denaro, la quale ha per forma più mite il giuoco. La questione del giuoco è così grave che ora tutta la stampa argentina unanime a grandi gridi ne invoca la estirpazione. Ma non è con dei saggi articoli di fondo che, specialmente ora, potrà svellersi la mala pianta del giuoco, i cui sottili viticchî, si può dire, avvolgono ogni anima.
La folla giuoca alla « loteria nacional »—che è una specie di lotto colossale—con un accanimento incredibile.
Le corse di cavalli offrono un altro sfogo alla manìa del giuoco. Vi sono a Buenos Aires sopra a trecento agenzie dette « casas de sport », specie di totalizzatori, dove tutti corrono a giuocare sopra i risultati delle corse che hanno luogo una volta alla settimana all’Ippodromo; e notate che queste « casas de sport » sono colpite da una tassa proibitiva di duecentomila pesos all’anno. Queste agenzie ricevono per ogni giorno di corsa 180,000 giuocate. 100,000 ne riceve il « Jockey Club » sul campo delle corse, e ciò porta ad un totale di circa mezzo milione di pesos per giornata, ossia ventiquattro milioni di pesos all’anno, eguali a sessantadue milioni di lire circa (giornale El Pais, 28 marzo). Sessantadue milioni puntati dalla sola Buenos Aires in un solo giuoco d’azzardo!
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Ma il giuoco che ha le conseguenze più disastrose per il paese è quello di Borsa. Alla Borsa di Buenos Aires si giuoca accanitamente. Le oscillazioni nei cambî prodotte dalla speculazione mettono spavento; si è visto il cambio dell’oro passare da 240 (ossia che ci vogliono 240 pesos in carta-moneta per ogni 100 in oro), a 238, poi a 241 e infine a 246 tutto in uno stesso giorno. Immaginate quali liquidazioni! Questo giuoco si basa sulla politica. Durante la questione col Cile si sono visti dei gelosi segreti diplomatici immediatamente propalati e discussi sui giornali provocando rialzi dell’oro di molti punti. Quando un giornale pubblicava un bollettino speciale troppo allarmante, bastava fare alla Borsa un’inchiesta dissimulata per sapere che il direttore di quel giornale aveva comperato in quel giorno, per mezzo dei suoi agenti, quaranta o cinquantamila pesos d’oro. Ricordo che quando venne ritirato il ministro plenipotenziario Portela da Santiago, io, con un certo orgoglio di pubblicista bene informato, osservai ad un signore mio conoscente, il quale gode relazioni politiche, che sapevo la notizia dal giorno prima; ed egli mi rispose sorridendo:
—E io ero prevenuto quattro giorni fa!
—Impossibile!
—Ecco la prova—e mi mostrò il conto del suo agente di cambio che attestava la compera di non so quante decine di migliaia di pesos d’oro fatta precisamente quattro giorni prima.
La speculazione non ha limiti. Con una politica incerta e convulsa come in generale sono sempre le politiche americane, col desiderio smodato in troppa gente di profittare delle occasioni per il proprio interesse, e con l’aggravante d’una crisi che ha molto assottigliato l’adipe della nazione rendendola più vivamente sensibile alle variazioni economiche di qualsiasi genere, l’influenza della speculazione di Borsa così esercitata è veramente disastrosa. Si sa bene, pur troppo, che in tutte le Borse si specula, come del resto in tutti gli ippodromi si giuoca; ma sono la natura e l’estensione del giuoco e della speculazione che qui rendono il male spaventoso. Rovinati dai cambî, molti negozianti cercano di rifarsi sui cambî, giuocando e alla Borsa di Buenos Aires vi sono nientemeno che quattromilacinquecento soci; una popolazione! Le grandi oscillazioni rendono più allettevole il giuoco; un solo colpo buono può essere una fortuna. Il giuoco poi per un fatale concatenamento mantiene grandi le oscillazioni. Sapendo le grandi somme che l’Argentina deve pagare all’estero, in oro, per gl’interessi dei prestiti non fosse altro, si comprende quanto il cambio fittizio fissato dalla speculazione sia rovinoso. Senza contare i disastri provocati da ogni liquidazione un po’ fuori della media prevista, senza contare la sfiducia e il discredito che vanno sempre più circondando nell’Argentina quanto è materia di finanza!
Che dire poi del giuoco vero, il giuoco classico e genuino che si fa intorno al tradizionale tavolo verde? Le bische sono innumerevoli. La città, i sobborghi, i paesi dei dintorni, i luoghi di villeggiatura e di bagni sono pieni di bische. Non ho cifre esatte sulle bische di Buenos Aires, ma si può immaginare quante mai potranno essere, sapendo che nella piccola città di Cordoba, la città detta la Santa e anche la Dotta, si conoscono quattrocentoventiquattro bische. In proporzione Buenos Aires dovrebbe averne diverse migliaia.