Gl’italiani, nell’Argentina, sono generalmente tacciati d’avari. Essi conoscono troppo quanto costa il denaro per poterlo gettare, poichè lo pagano col sudore della fronte, che è quanto di più sacro e di più prezioso possa dare un uomo!


RICCHEZZE E MISERIE.

[Dal Corriere della Sera del 17 giugno 1902.]

Nel mese di aprile l’esodo di emigranti dalla Repubblica Argentina ha superato l’arrivo di 3032 individui, secondo le statistiche dalla Direcion de Emigracion. La differenza fra i partiti e gli arrivati sembra che aumenti di mese in mese in proporzione geometrica; il sintomo non è equivoco; l’Argentina è stata finora uno dei paesi che hanno assorbito la maggiore quantità di emigrazione europea, e debbono essere ben vaste e profonde le perturbazioni che oggi creano un tale rigurgito nella regolare corrente immigratoria che si era formata.

Questo solo fatto basterebbe a dare la misura delle gravissime condizioni della Repubblica Argentina, le cause delle quali abbiamo sommariamente e alla meglio rintracciato negli articoli precedenti, esaminando la politica, il governo, la giustizia, l’esercito e la società di quella giovane nazione.

A queste cause, che sono pur troppo permanenti, si aggiungono anche cause occasionali e transitorie—come ora la deficienza dei raccolti—le quali trovano l’organismo della nazione già spossato, incapace di resistere, e producono danni enormi, come quelle malattie di stagione che non danno che un leggero malessere ai forti, e colpiscono a morte gl’indeboliti. Mi diceva un giorno il governatore Freyre—il quale è salito da poche settimane al Governo di Santa Fè con un programma largo di promesse—che « se ci fosse un buon governo nell’Argentina basterebbero soli tre anni di raccolto sopra cinque per star bene. » Anzi l’eccellente uomo—il quale naturalmente trovava che il suo governo faceva eccezione alla regola—dopo un istante di riflessione ha soggiunto che « due soli anni di buon raccolto ogni cinque sarebbero tuttavia sufficienti alla prosperità del paese. »

In fondo, salvo l’esagerazione ottimista che ogni uomo di governo prova in presenza di un giornalista straniero, egli diceva la verità. Le sciagure argentine vengono dagli uomini e non dal paese. Il paese è ricco.

È ricco; ma potrebbe paragonarsi ad una miniera d’oro in mano a gente inetta e dissipatrice, di una Chartered che sperperi, che amministri in modo disastroso, che sfrutti ciecamente la ricchezza, che faccia dei debiti enormi. Intorno alla miniera d’oro si finirebbe per soffrire la fame. E la fame si soffre ora nell’Argentina.