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Il mutuo soccorso si è cristallizzato nell’antica forma perchè non ha mai avuto la forza, data la suddivisione ad oltranza dei capitali, di trasformarsi nella moderna assicurazione. Le molteplici società di mutuo soccorso nella sola Capitale hanno quasi ognuna una sede propria, per la quale si è immobilizzata grande parte del capitale sociale. I soci pagano una tassa mensile che varia intorno ad un peso e mezzo (L. 4 circa) per avere la visita medica gratuita nei periodi di malattia, e una piccola pensione di un peso circa al giorno fino alla guarigione, pensione che decresce secondo norme stabilite e che in certi casi diviene minima. Riunite tutte queste associazioni bonearensi, compresa la Società di Beneficenza in una, si avrebbe un sodalizio con venticinque milioni di capitale, con settantamila soci che, pagando premî minimi, verserebbero sette milioni circa di franchi all’anno. Quante miserie sollevate, quante lacrime asciugate, quante rovine scongiurate! E sopra tutto quale forza prodigiosa non verrebbe ai nostri connazionali da questa unione d’interessi, e quale indipendenza?
Alcune delle società che ho nominato, e specialmente le più antiche, debbono essere considerate al di fuori del meschino battagliare delle ambizioni e delle rivalità. La loro colpa è quella di non aver compreso quanti danni venivano per riflesso alla Patria ed alla colonia per la loro disunione, e di non essersi modificate col volgere degli anni. Ma in compenso queste associazioni hanno prodigato tanto bene nella collettività, da esse sono partite nobili iniziative, e la loro azione, per quanto divisa, ha avuto sempre per movente l’amore all’Italia, riuscendo a mantenere più a lungo che fosse possibile i vincoli fra la Madre Patria e i suoi figli lontani.
La Società di Beneficenza da cui dipende l’Ospedale italiano, ha potuto curare sopra a quarantamila infermi, in venticinque anni; la sede dell’Ospedale, da pochi mesi inaugurata, costa tre milioni circa, e non ha nulla da invidiare alle migliori cliniche.
Undici di queste associazioni italiane di Buenos Aires, e dieci nelle provincie, hanno diritto sopra le altre alla nostra più viva simpatia e alla nostra riconoscenza, perchè mantengono a loro spese delle scuole italiane. Esse hanno compreso che solo la scuola poteva essere il mezzo per tenere vivo nella colonia il sacro fuoco dell’amor di Patria. Hanno lottato contro ogni difficoltà con perseveranza e patriottismo per cercar di dare ai figli d’italiani un po’ d’anima italiana. Sono riusciti? Questo esamineremo spassionatamente più avanti. Alla questione delle scuole italiane è legato il grave problema dei « figli d’italiani », che vivamente c’interessa, perchè rappresenta il problema dell’avvenire.
Per ora osserviamo che le scuole italiane di tutta la Repubblica Argentina sono frequentate solo da tremila e cinquecento bambini, debole cifra se si pensa al numero grande di italiani che vivono laggiù.
Così la scuola italiana non può avere una profonda e vasta influenza sulle generazioni che crescono; essa resta come un simbolo, più che come istituzione viva e vivificante; un simbolo per il quale lottano tanti patriotti generosi. Ma pure, anche se quelle scuole non dovessero avere altro risultato che questa santa lotta per l’italianità, non potrebbero dirsi inutili. Dove si lotta, sia pure perdendo, è segno che si vive. Tutto è meglio dell’indifferenza.
Ma nelle scuole, come disgraziatamente in quasi tutto quanto parte dalla iniziativa italiana, troviamo il segno d’una profonda divisione come un peccato originale. Ogni scuola fa da sè, come ogni società fa da sè.
Si è parlato qualche volta di unione, ma vi sono grandi interessi—non nostri questi—cui giova mantenere debole l’elemento italiano, e molte piccole ambizioni—nostre queste purtroppo—che si nutrono delle scissioni.
Chi sa, forse, che se dalla Patria—la quale con più affetto dovrebbe vigilare e proteggere i suoi figli—partisse la voce della concordia e dell’amore, non verrebbe ascoltata!