L’onore che è più a portata di mano laggiù è dato dalla carica di presidente, di consigliere, di segretario, di qualche cosa insomma di una società italiana. Vi sono società italiane utili e benemerite della collettività, ma ve ne sono molte il cui scopo è proprio quello di fornire delle cariche sociali ai soci, un titolo onorifico da sostituire al cavalierato che il democratico regime americano non ammette. Le cariche sociali vi si cambiano a turno una volta all’anno. Così chiunque può diventare il señor Presidente; il che in Republica è straordinariamente lusinghiero. Un distintivo all’occhiello, il diritto di prendere la parola in un Comizio o di mettere il proprio nome in fondo ad un manifesto, esercitano un’attrazione straordinaria.
Quando una società comincia a diventare troppo numerosa, subito la minoranza, priva di cariche sociali, si stacca in massa e fonda una nuova società. Molte associazioni italiane si riproducono per scissione, come i bacilli.
Da questa straordinaria quantità di associazioni l’unione non è certo cementata; è una fermentazione di rivalità, di antipatie, di ambizioni e anche d’interessi, un lavorìo demolitore, un indebolimento doloroso, una corrosione lenta e continua della compagine morale della nostra colonia.
Quando una gioia o un lutto della Nazione fanno battere all’unisono tutti i cuori italiani, quando giunge dalla Patria un grido d’entusiasmo o di dolore, allora si compie per un momento il miracolo dell’unione, allora tutte le bandiere, gli stendardi e i simboli degli innumerevoli gruppi italiani si vedono riuniti per le vie agitati dallo stesso fremito, in mezzo ad un popolo, un altro popolo italiano, che è mosso da uno stesso amore. Si ha in quel momento la visione rapida, di fronte all’imponenza della massa enorme, della irresistibile possanza della nostra unione. Ma è un momento! Il giorno dopo, la discordia ricomincia il suo triste lavoro di tarlo, che sgretola, polverizza e disperde l’anima italiana.
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Non parliamo delle associazioni e dei circoli che hanno per scopo il divertimento; essi si comprendono; il loro moltiplicarsi o il loro diminuire non ha alcuna influenza sopra l’unione della collettività. Anzi la loro presenza è un bene perchè i nostri connazionali vi trovano un sollievo e un riposo, che senza tali clubs dovrebbero cercare in ambiente straniero. Esaminiamo invece quelle associazioni il cui scopo non è il divertimento, ma l’interesse. Nella sola Buenos Aires vi sono sopra a cinquanta Società di mutuo soccorso e di previdenza.
La prima di queste società la Unione e Benevolenza venne fondata nel ’58. In quell’epoca la forma di mutuo soccorso s’imponeva, era l’unica garanzia per i lavoratori dispersi in un paese nuovo, e anche l’unica forma di difesa che fino allora la previdenza collettiva avesse trovato.
La scissione si è manifestata subito nella prima società, dalla quale si distaccò, tre anni dopo dalla fondazione, la Nazionale Italiana. E altre e altre si formarono; dalla XX Settembre si stacca la Nuova XX Settembre. Sorgono la Colonia Italiana, l’Unione Operai Italiani, l’Italia Unita, la Giovane Italia, e nello stesso anno l’Italia (senza aggettivi); più tardi la Nuova Italia, l’Italia Risorta, l’Italia al Plata, e—ironia dei nomi—l’Unione Italiana. Due società di mutuo soccorso prendono il nome di Vittorio Emanuele II, due di Cavour, due di Umberto I. L’associazione di mutuo soccorso Galileo Galilei, non è la stessa—come potrebbe credersi—della Eppur si muove. Una serie di associazioni si forma in nome della fratellanza: Unione e Fratellanza, Progresso e Fratellanza, Fratellanza Artigiana... Si formano associazioni femminili di mutuo soccorso: l’Unione e Benevolenza femminile, la Margherita di Savoia, la Figlie d’Italia, la Società femminile...
È facile immaginare quanto tale suddivisione di capitali, di amministrazioni e di forze direttive sia a tutto nocumento del mutuo soccorso. Ma dall’84 comincia a far capolino una ben più grave e dolorosa divisione, che viene a scindere non soltanto gl’interessi della collettività, ma i suoi sentimenti di patriottismo e di amore; intendo parlare del regionalismo. Sorge prima una Unione Meridionale che accentua la triste rivalità fra il nord e il sud. Segue la Stella di Napoli, poi una Partenope, dalla quale naturalmente si distacca una Nuova Partenope; poi l’Unione Calabrese, il Circolo Sannitico, la Veneta di M. S., l’Abruzzo, la Magna Grecia, l’Unione Sarda, la Ligure di M. S., il Centro Pugliese, i Figli di Sicilia e via via.
Tutti questi innumerevoli aggruppamenti, aventi un unico scopo, non erano proprio necessarî; le antiche piaghe delle nostre fraterne discordie, cicatrizzate in Patria, si riaprono laggiù. Lo spirito italiano, non troppo forte all’inizio, ne è sempre più indebolito. E la Patria disgraziatamente non esercita quell’azione tutelare, al di sopra di tutte le lotte di campanile, azione che dovrebbe essere come una dolce amorosa protezione materna sui figli lontani. I figli crescono in discordia quando la madre non li cura!