La vera Italia è sconosciuta o misconosciuta laggiù: la sua voce timida vi fu raramente udita; ascoltata mai. Il solo fatto di chiedere niente altro che il mantenimento delle calpestate promesse costituzionali, come il « diritto alla vita, all’onore, alla libertà, all’eguaglianza, alla proprietà e alla sicurezza », ci porrebbe immediatamente in una ben diversa situazione morale.
« Parla? dunque vive! »
UNIONI E SCISSIONI.
[Dal Corriere della Sera del 30 luglio 1902.]
Gl’italiani al Plata sono riuniti in circa trecento associazioni diverse: il che significa che sono perfettamente disuniti.
La questione delle associazioni ha laggiù un’importanza speciale perchè da essa deriva una grande debolezza, una mancanza di coesione morale, una dispersione di forze e di ricchezze nella nostra colonia, mentre potrebbe e dovrebbe essere un elemento di unione e di potenza.
La cosa andrebbe studiata con cura. Noi abbiamo nel sangue un po’ di spirito di scissione; è indubitabile. Il disaccordo non è lo stato meno normale dei nostri spiriti; la discussione ci piace. Anche quando siamo in due abbiamo sempre qualche idea altrui da combattere e qualche idea nostra da patrocinare. È un difetto latino; le nostre anime si avvolgono nell’antica toga sempre pronte all’orazione. Le discussioni sprizzano fuori dall’urto delle opinioni come le scintille dall’urto dei corpi, e noi amiamo soverchiamente queste scintille della discussione. Da questo viene il caratteristico chiacchierìo tumultuoso della nostra folla a cui si contrappone il mutismo solenne e impressionante della folla inglese, per esempio, della quale si ode il rumore, ma non la voce. Una folla anglo-sassone o teutonica agitata da un entusiasmo è unita persino nell’evviva!, col suo hip, hip, urrah!, e canta in coro. E il canto collettivo—anche quando è stonato—è il segno migliore dell’accordo.
Questo nostro spirito di scissione noi lo troviamo esagerato negli italiani all’estero, e specialmente in America. La massa della nostra emigrazione, come già abbiamo avuto occasione di rilevare, proveniente da paesi diversissimi, misera e incolta nella generalità dei casi, è nel complesso deficiente di quelle qualità che formano il carattere nazionale. Per di più la necessità del lavoro la divide: la lotta accanita per l’esistenza o per la fortuna fa di un uomo quasi l’avversario d’ogni altro uomo. Le preoccupazioni della vita attuale distolgono la mente dalle cose della patria, le cui conseguenze, del resto, non sono più immediate; la distanza e il tempo annebbiano e discolorano quanto si è lasciato indietro; sulla nuova terra altre tradizioni ed altre usanze fioriscono e fanno dimenticare le antiche; ogni cosa, insomma, concorre ad allentare i vincoli dell’unione. Infine l’allargarsi d’una nuova civiltà offre a tutte le ambizioni in concorrenza l’esca di nuovi onori, reali e fittizî.