La Svizzera aspirava alla pace e ne godeva; ma si alteravano gli elementi del suo stato sociale, secondo il detto del suo eloquente storico: dava soldati, ma non ne aveva. I suoi soldati combattevano per chiunque li pagava, ella per nessuno. Per questa via si può conservare lo spirito militare, ma si perde l'influenza politica; il che appunto accadde alla Svizzera.
L'Italia respirava nel secolo di cui parliamo. Quasiché tutti i suoi governi erano nazionali: ristabilito il trono delle Due Sicilie; ingrandita la casa di Savoia; gli Stati di Parma, di Modena, di Toscana governati da principi italiani; Genova, Lucca e Venezia rette a repubblica. Il solo Stato di Milano non aveva un governo italiano, ma l'amministrazione del Firmiani compensò in qualche modo i mali della condizione per cosí dir coloniale di quel principato nel quale si aprivan la strada tutti i progressi amministrativi. Quarantotto anni di pace procacciarono all'Italia ricchezze materiali e intellettuali, ma la tempra degli uomini si ammolliva, perché concitati non erano né da grandi timori o speranze né da vive passioni.
L'impero ottomano che avea combattuto e combatteva con sorte varia la potenza austriaca, vedeva e sentiva i colpi che questa andavagli arrecando e preparava una nuova e terribile potenza, vogliam dire la Russia, la quale tendea verso l'oriente a causa della sua posizione e meno guardava o influiva sull'occidente. Questa societá musulmana in Europa rimanea separata dal popolo greco che avea conquistato ed estranea alla civiltá europea; mentre andava perdendo il suo fanatismo, conservava però l'antica barbarie; circostanze tutte che non inducevano dubbio sulla sua decadenza nei meno sagaci osservatori. La nullitá, la mollezza e la crudeltá de' suoi sovrani erano al tempo stesso causa ed effetto della societá musulmana.
La Polonia, come l'impero germanico e l'ottomano, offeriva una pruova novella del non essere permesso all'umanitá anche nel suo eroismo di ostare alle leggi della natura. Malgrado il valore e l'intelligenza di una illustre nobiltá, il solo attaccamento cieco a' metodi governativi esauriti nei loro risultamenti fece sí che questa potente monarchia ricevesse la legge in tutta questa epoca e finisse per essere conquistata senza aver fatto la guerra. E ciò preludeva alla sua distruzione.
L'impero russo segnalava la sua esistenza con passi giganteschi, ed il piano di Pietro era continuato da quattro donne rivestite della sovranitá, le quali quantunque fornite di qualitá differenti miravano allo scopo medesimo. L'imitazione che forse noceva allo sviluppo spontaneo ed originale della intelligenza nazionale accelerò nondimeno la importanza politica e militare di questo impero che progrediva, combatteva ed influiva al tempo stesso sull'Oder, sul Danubio e sul Fasi. Avea flotte nel mar Nero e nel Mediterraneo, dominava la Polonia, acquistava terreno in Finlandia, in Crimea e nelle provincie del Caucaso: l'esercito paziente, valoroso e pieno d'entusiasmo per chi reggeva l'impero, l'amor proprio nazionale vivissimo, la civiltá europea facentesi strada; tutto questo formava nuovi elementi che doveano modificare il sistema stabilito a Munster.
La Scandinavia rientrava nella posizione che la natura assegnavale dopo che grandi potenze eran sorte nella parte settentrionale d'Europa. La Svezia dominata e divisa dai partiti mostrò nella guerra de' sette anni quanto fosse diversa da ciò che era in quella de' trent'anni. Un principe distinto concentrando nelle sue mani il potere, volle e cominciò a rialzarla, ma gli mancò il tempo e forse ancor l'occasione.
La Danimarca retta con saggia politica interna ed esterna progrediva in ogni senso.
Il Portogallo divenuto per cosí dire colonia inglese in virtú del trattato di Mathuen ed afflitto da una orribile calamitá fisica, era in decadenza. Ebbe poi il torto di non saper comprendere e non voler tollerare un gran ministro che volea rialzarlo dall'umile stato in che era caduto.
A quanto abbiamo sinora detto sullo stato d'Europa vuolsi aggiungere che l'America colonizzata diveniva omai teatro di guerra, e la sua influenza era passiva. Ma la rivolta delle colonie inglesi avverò il vaticinio fatto sul sistema coloniale in quanto alla sua successiva caduta ed a' suoi effetti sull'equilibrio europeo.
Il carattere generale degli Stati di cui abbiamo discorso, che forma la nota caratteristica del periodo di cui è parola, può ridursi al seguente: