La scelta degli uomini destinati a comporre gli eserciti deriva, come ci lusinghiamo di aver provato nei nostri antecedenti discorsi, dallo stato sociale, il quale riposa sopra le condizioni che fissano lo stato delle persone e quello delle proprietá. Ora nel periodo del quale trattiamo nessuna radicale trasformazione ebbe luogo su questi due gravi oggetti, secondo che gli abbiam veduti essere stabiliti all'epoca trattata nel nostro sesto discorso. Deriva da questo come legittima conseguenza che la composizione di un esercito nel suo primo e principale elemento poteva ricevere perfezionamenti o modificazioni parziali, ma era lo stesso di quel che prima notammo, siccome corrispondente all'èra storica conosciuta sotto la denominazione di «moderna». In effetto in tutti gli Stati i comuni erano scelti nelle classi poco agiate della societá; senonché trovato insufficiente ed incerto il sistema di arrollamento volontario, si cercò di regolarizzare il servizio militare, il quale per cosí dire divenne una imposta sugli uomini. In Francia troviam le milizie, in Austria i contingenti somministrati dai proprietari di terre, il che era pure presso le nazioni slave. In Prussia questo sistema ricevette un piú regolare sviluppo e si vede il territorio diviso in circoli, i quali fornivano un contingente che dovevano tenere al completo e che era preso nelle ultime classi della societá. Il servizio era a vita negli Stati di razza teutonica o slava; nell'occidente dell'Europa il tempo del servizio cosí per la recluta che pel volontario era limitato ad un certo numero di anni che non passava mai gli otto. Gli uffiziali furono scelti secondo i metodi esposti nel nostro precedente discorso; senonché è da osservarsi che si cominciò ad aprire una carriera d'avanzamento ai sottouffiziali, ma parziale, eccezionale e non regolarmente stabilita, perocché fino in Prussia si sosteneva che un uffiziale dovesse essere gentiluomo. Ciò proveniva dalle classificazioni sociali esistenti nello Stato. Ciò nondimeno da un altro lato fu stabilito che anche gli uomini di nobil sangue dovessero cominciare dall'essere soldati; dal che nacquero i cadetti. Queste due innovazioni dovevano portare il loro frutto nelle epoche posteriori, il che vedremo dipoi, e mostravano giá che lo stato militare era per sua natura una carriera ove il merito reale dovea rimpiazzare i privilegi. Un'altra novitá piú feconda in conseguenze sociali e militari si fu che la difesa dello Stato dovesse riguardarsi come un dovere per tutti, dovere il quale si contraeva nascendo. Ma come è legge di natura che in ogni cosa si venga operando per gradi, cosí si vedeva al tempo stesso sussistere l'idea che l'esercito fosse una parte della societá destinata a difenderla tutta, e si vedevano le truppe straniere assoldate e i cosí detti «corpi franchi» levati per la guerra. E questi erano gli ultimi rappresentanti del sistema de' mercenari fissi e dei condottieri temporanei che in altri tempi era in vigore.
Le armi eran le stesse: il moschetto perfezionavasi, la bacchetta di ferro era generalmente adottata, come ancora la baionetta situata in modo da non impedire il fuoco. La sciabola divenne l'arma principale della cavalleria, la carabina e le pistole non servirono che a modo di ausilio; il che provava che si era conosciuta la vera natura della cavalleria. Le armi difensive scomparvero interamente meno che nei corazzieri, nei quali per altro non si aveva gran fiducia perché le corazze non erano a pruova della palla di fucile. La lancia scomparve fuorché tra i polacchi ed in qualche corpo formato a loro imitazione, ma piú per bizzarria che per solida opinione del vantaggio che ritrar si potesse dall'arma. L'artiglieria ricevette moltiplici perfezionamenti, e tutti tendevano a renderla mobile a segno da poter seguire le truppe costantemente ed in tutti i terreni. Tutto ciò ch'è conosciuto sotto il nome di «sistema di Gribauval» (che appena dopo la pace comincia ad essere modificato) avea questo scopo, e tutto il materiale di quest'arma è basato sino ai dí nostri sulle escogitazioni di quel dotto uffiziale. I pezzi di campagna, i pezzi di riserva, l'organizzazione de' parchi come arsenali mobili, la separazione compiuta dell'artiglieria di assedio da quella di campagna, la differenza nei carretti dei pezzi di ramparo e dell'armamento delle coste da quelli dell'artiglieria di campagna, la organizzazione dei pontonieri e i perfezionamenti e le classificazioni pei vari generi di ponti, sono tanti passi del pari che tante pruove del progresso cosí dell'artiglieria come di tutte le scienze ed arti necessarie per renderli possibili. I pezzi attaccati ai battaglioni comprovano lo scopo da noi indicato di non isolare mai l'infanteria da un sí potente ausilio; e l'artiglieria a cavallo in Prussia inventata, che aveva per iscopo di accrescere la mobilitá di quest'arma e di fornire la cavalleria del medesimo appoggio che aveva la infanteria, sono l'ultima energica espressione dell'importanza di quest'arme ausiliaria e delle modificazioni che tutto il sistema di guerra dovea subire.
Una volta stabilita e riconosciuta la superioritá esclusiva delle armi da trarre su quelle atte a ferir da vicino, è chiaro che gli ordini dovettero concorrere anch'essi ad un simile scopo; e però il fondo fu fissato a tre righe per l'infanteria nell'ordine di battaglia, a due nella cavalleria, e per eccezione a tre, massime in qualche Stato considerato come stazionario nella scienza della guerra[24]. Queste sono le basi del sistema in Europa e i militari regolamenti ne fan fede presso tutte le nazioni.
Nel nostro quinto discorso facemmo osservare che non risolvendosi la quistione delle armi, restava del vago negli ordini ed era conseguentemente impossibile ogni progresso nella tattica, la quale altro non è che un metodo per applicare e render flessibili gli ordini conservandoli intatti e per adattarli a tutte le circostanze che l'attitudine del nemico e gli accidenti del terreno producono. Ora una volta fissate le armi e gli ordini, la tattica doveva perfezionarsi per le ragioni opposte a quelle che avevano ritardato il suo progresso. Pure questi passi non furono fatti da tutti contemporaneamente, ma come accade in tutto ciò ch'è umano, chi era spinto da piú alte necessitá o piú da natura disposto ad operare un perfezionamento, l'operò e lo pose in luce, e gli altri furono imitatori, e come sempre avviene, con esagerazione piuttosto che con ragione. Tale fu la sorte della tattica cosí elementare come sublime che in Prussia ebbe la sua grande scuola e che da quello Stato si diramò in tutto l'occidente e oggidí passa in oriente, seguendo quei metodi di civiltá che ivi trapiantansi. E quanto asseriamo ha chiara pruova dalle preziose lettere del maresciallo di Sassonia al ministro della guerra di Francia, nelle quali l'illustre autore sostiene che l'infanteria francese non può combattere in pianura e che il solo genere di guerra che le riesca si è quello di forzare le posizioni. Questa severa sentenza sí gloriosamente smentita di poi, pruova che questa intelligente e bellicosa nazione era molto addietro in fatto di tattica. L'infelice guerra de' sette anni provò ciò che Maurizio diceva, e quei militari rovesci animarono l'intelligente patriottismo del Guibert a iniziare eloquentemente i suoi compatrioti nel segreto della tattica prussiana. L'ordinanza del 1791 ne fu la pratica applicazione.
I perfezionamenti operati in Prussia nella tattica possono ridursi ai seguenti:
1. L'esattezza nell'istruzione di dettaglio quanto al maneggio delle armi, ai fuochi, alla marcia, agli allineamenti.
2. Il modo di formarsi e spiegarsi rapidamente in colonna e di ripassare all'ordine di battaglia con movimenti pel fianco dei plotoni percorrendo la diagonale. Da ciò risultava il doppio vantaggio di operare per la linea piú corta e di conservare l'ordine serrato ad ogni evento; cosí risolvevasi l'eterno problema di tutte le evoluzioni, quello cioè di occupar poco spazio e guadagnar molto tempo. In questi due risultamenti sta il vero segreto della tattica.
3. L'applicazione degli stessi metodi a divisioni intere, operando marcie di fianco in colonne, talché con una semplice conversione si riprendesse l'ordine di battaglia. L'impiego degli scaloni per avere sforzi successivi sui punti di attacco, senza arrischiar confusioni in un rovescio. E le distanze fra gli scaloni a ciò contribuivano, mentre quelli non impegnati si conservavano intatti per rinnovare gli attacchi o per operare e coprire la ritirata. I cambiamenti di fronte, i passaggi di linea, le ritirate a scacchiere, i passaggi di stretti e i quadrati derivavano dagli stessi principi ed erano eseguiti con gli stessi metodi, e si riassumevano sempre nel passaggio dall'ordine di battaglia a quello di colonna e cosí viceversa. Eravi scienza adunque, poiché vi erano princípi costanti, unitá di scopo e semplicitá di metodi.
4. All'ordine di battaglia che non avea piú per base il sistema di mettere l'artiglieria, la cavalleria e l'infanteria in un ordine costante — mentre si era passato dall'intralciare le armi al separarle compiutamente — fu sostituito il principio fecondo del sostegno reciproco delle armi e della loro disposizione adattata alla natura del terreno. Per il che videsi con iscandalo dai tattici di corta vista la cavalleria occupare il centro di un ordine di battaglia mentre l'infanteria occupava le ali; l'artiglieria divenuta mobile cambiar posizione e seguire le truppe in tutte le loro evoluzioni; da ultimo, ciò che era ignoto nelle epoche antecedenti, prendersi l'ordine di battaglia in faccia al nemico spiegato e per la combinazione delle diverse colonne, o per una marcia di fianco coperta da truppe spiegate o dal terreno, adottarsi l'ordine obliquo[25] sí adoperato presso l'antichitá, per cosí sopraffare il nemico in un punto e sottrarre ai suoi attacchi la parte opposta a quella con la quale venivano fatti.
Queste sono a nostro credere le innovazioni fatte dal gran Federico nella tattica, cioè lo sviluppo compiuto che derivava dalla natura delle armi fissate e perfezionate con tutte le loro conseguenze sugli ordini e le evoluzioni.