La Turchia nella sua decadenza che proveniva dalla sua inferioritá in fatto di civiltá rispetto all'Europa, riportò dei successi contro gli austriaci; ma questi furon dovuti al valore per cosí dire individuale delle numerose sue truppe, al clima caldissimo che indeboliva l'esercito nemico e soprattutto agli errori dei generali dell'Austria e alla falsa direzione che dava alle cose il consiglio aulico di Vienna. Nella guerra finita nel 1739 del pari che nell'ultima la quale ebbe fine nel 1790, le cause furono le medesime, meno il genio del Laudon che mancò nella prima.

La riputazione militare degli svedesi si sostenne in Finlandia, quantunque niun capo di gran nome sorto fosse a rappresentarla, ma si perdette nella guerra de' sette anni.

In Polonia non vi era progresso nella scienza perché non ve n'era nello stato sociale.

Nel mezzogiorno d'Europa la scienza era stazionaria e priva d'illustri rappresentanti, meno di Gages che nelle campagne d'Italia del 1744 mostrò molta intelligenza e venne apprezzato dal gran Federico nelle sue operazioni dell'Italia meridionale. L'Italia sempre sí ricca di gran capitani, che prestava agli stranieri non potendo servirsene per se medesima, non ebbe in questo secolo che il principe Eugenio di Savoia, il quale pur finí di fiorire nei primi anni del secolo. L'esercito piemontese combattette assai bene nella guerra di successione e conservò le tradizioni del valore italiano, ma nessun capitano oltre quel famoso che abbiam nominato poté fornire alla storia. Buone istituzioni poi fecer sí che dopo quarantotto anni di pace ricomparisse con onore alla guerra.

Nella penisola iberica nei soli soldati gli elementi eran buoni, il resto era stazionario o retrogrado, talché si cercavano dei capitani fra gli stranieri e massime nel nord dell'Europa, e sovente erano stranieri persino i semplici istruttori; fatto che rivelava lo stato di decadenza militare in che si trovavano quelle contrade sí bellicose altra volta.

La guerra fra le colonie americane e la madre patria non poteva per le sue circostanze particolari essere giudicata coi soli principi dell'arte. Gl'inglesi sostennero la riputazione che aveano acquistata a Fontenoy e nella guerra de' sette anni. Gages, Cornwallis e Clinton erano uomini di secondo ordine, almeno tali si mostrarono in America. Washington senza essere un genio aveva compreso lo spirito di quella guerra. Il sistema di difensiva da lui adottato nel Delaware dimostrò in lui al sommo grado quella qualitá sí feconda in risultamenti, la fermezza cioè nelle idee concepite malgrado gli ostacoli d'ogni maniera che se gli opponevano. Superiore ad una vana popolaritá, conscio della puritá delle proprie intenzioni, ad onta dei sarcasmi degl'invídi e del gridar dei malevoli creava l'esercito e difendeva il paese. Ivi la natura delle cose contrapponendo truppe nuove a truppe istruite e agguerrite, fece sorgere la guerra di bersaglieri che vedremo svilupparsi vie meglio nelle prime campagne della rivoluzione. L'insieme delle operazioni del generale americano può sostenere l'analisi senza temer la censura dei periti nell'arte, ed egli è ben meritevole dell'eloquente e semplice elogio che gli si fece allorché fu chiamato «il primo nella guerra, il primo nella pace, il primo nelle nostre affezioni».

Da quanto dicemmo rilevasi che la guerra divenuta era una scienza generale in Europa, che aveva gli stessi metodi, che si operava per imitazione e non per esclusione. E ciò derivava dallo stato scientifico e dallo stato sociale che rivestivano lo stesso carattere di unitá; il che dimostrammo giá in parte ed anche vie meglio dimostreremo qui appresso.

Lo stato delle scienze nel secolo decimottavo è ben noto, ma ciò non pertanto noi non tralasceremo di darne un breve sunto e di determinarne il carattere. Le scienze esatte sí necessarie all'avanzamento de' metodi di guerra furono in progresso. Sono da notarsi particolarmente le scoperte fatte nel calcolo infinitesimale dai Manfredi, Bernoulli, Nicolas, Parant e l'Ermanno di Basilea. La teoria delle tangenti ai punti moltiplici delle curve fu rischiarata dal Seurin, e soprattutto l'Eulero spiegò tutte le forze dell'alto suo ingegno nelle integrazioni delle equazioni separate. D'Alembert, Clairault, Fontana, Borda e Condorcet si reser famosi per le medesime investigazioni, e produssero nel calcolo una serie di veritá luminose e suscettive di utili applicazioni agli umani bisogni sí nella pace che nella guerra. La meccanica progredí profittando di tutti i passi che l'analisi avea fatti, e l'Eulero pose in luce la teoria de' movimenti rettilinei e curvilinei de' corpi isolati sottomessi all'azione di una forza acceleratrice sia nel vuoto o in un mezzo di resistenza. Intanto il Bernoulli gli riduceva alle leggi naturali della statica resa perfetta. Il D'Alembert riassumeva e generalizzava questi problemi tutti nel suo eccellente trattato di dinamica.

Tanti e sí fatti progressi nelle scienze esatte avevano le lor conseguenze. L'astronomia per esempio fece gran passi e divenne feconda in scientifiche veritá, deducendole da tutte quelle scoperte nelle scienze che le servono di base, ed entrò in una luminosa ed insieme util carriera; e cosí il Boucher potette misurare il meridiano, e La Condamine, Camus e Maupertuis potettero ripetere in Lapponia la stessa operazione. Niuno ignora i lavori dei due Cassini, padre e figlio, sui movimenti di vibrazione della luna. Il Boschovich facea servire le conoscenze astronomiche ai progressi della geografia ed alla formazione delle carte. Queste cognizioni sulla sublime scienza de' movimenti degli astri preludevano alla grande opera che dovea farle compiute nel nostro secolo, alla meccanica celeste dell'illustre Laplace, che ha meritato da un grande oratore lo splendido elogio di aver tolto gli «scandali» dal cielo, sottomettendone i fenomeni tutti ad una legge e rendendoli suscettivi di essere calcolati.

Le scienze naturali per quella legge comune a tutti i rami dello scibile umano dovevano avere uno sviluppo rapido assai, mentre la sola applicazione dell'analisi ai fenomeni della natura doveva far progredire in mezzo secolo le scienze naturali piú che non avean progredito in tutti i secoli anteriori. La chimica fu creata, e quando vi era una scienza che decomponeva i corpi nei loro piú semplici elementi, ne risultava che le loro proprietá erano ben conosciute, e la conoscenza de' semplici tendeva a far ottenere quella de' composti. Buon numero di cultori distinti delle scienze naturali in questa epoca comprova la nostra asserzione. In effetto Geoffroy, Vallisnieri, Trambley, Réaumour precedevano ed annunziavano in un certo modo il gran Buffon, che elevò un gran monumento alle scienze naturali e legolle alla letteratura mercé del suo eloquente modo di esporre quei misteriosi fenomeni. Il Dolomieu, lo Spallanzani e il Daubanton fecero lavori di una estrema utilitá quanto ai progressi delle scienze naturali, sí nei vari lor rami che nelle loro classificazioni. L'immortale Linneo, preceduto dal Rey, dal Tournefort, dal Micheli, risolvette il grave problema di stabilire un sistema generale di classificazione per le piante secondo i lor sessi. La chimica annoverava tra i suoi piú distinti cultori Beyer, Bergeman, Fontana, Priestley, Volta, le cui scoperte doveva riassumere ed ordinare il genio del Lavoisier. La medicina si giovava di tutte le scoperte chimiche e botaniche, mentre le proprietá de' vegetabili e il modo di usarne ne costituiscono i fondamenti. I Van Swieten, gli Scarpa, i Cotugno e molti altri egregi furono l'espressione dei progressi delle scienze naturali applicate alla medicina.