Nella seconda epoca che siegue la guerra dei sette anni son da notare in prima linea Guibert, Tempheloff e Lloyd[31]. Quanto agli scrittori militari di secondo ordine ne direm qualche cosa parlando del Mezeroy.

Guibert oltre il merito di aver creata la letteratura militare, ornando di bel dire e cosí rendendo popolari materie tutte speciali ed aride per natura, ha quello di avere esposto lo stato della scienza al suo tempo e preveduti in parte i suoi futuri progressi. Egli nella sua prima opera, il Saggio di tattica, sebbene avesse fatto ben conoscere il sistema prussiano, pure non interamente colpí nel segno, rimproverandoglisi di avere negletti molti suoi rami, di essersi circoscritto alla sola tattica e di avere sovente tolto in iscambio gli strumenti e l'operatore, e cosí dato ai metodi un valor che non hanno se non quando una mente sublime li adopera. Ma però si convenne generalmente del merito della sua seconda opera: Difesa del sistema moderno di guerra; opera in cui nel sostenere l'ordine sottile come sviluppo e conseguenza dell'abolizione delle picche dovuta a Vauban, ricongiunge le operazioni di Turenna con quelle di Villars e di Federico, facendo notare i vantaggi che i piccioli eserciti davano al primo, l'imbarazzo di cui riusciva il loro aumento al secondo, e come il terzo ne traesse partito mercé del vantaggio dei metodi tattici che ne facilitavano ed assicuravano i movimenti.

Il Tempheloff, attore e scrittore della guerra dei sette anni, avea la conoscenza piú compiuta e piú positiva dell'esercito prussiano e delle alte vedute dell'illustre suo capo, e nella sua storia ha descritto le battaglie da tattico ed ha creato a parer nostro la storia militare. Egli svolse egualmente i princípi della strategia e se ne serví come massima comune misura per giudicare le militari operazioni.

Ciò che il Tempheloff aveva trattato come episodi storici l'inglese Lloyd lo tratta scientificamente nelle sue Memorie. Inferiore al Guibert in tutto ciò che si appartiene alla tattica, gli è superiore di molto nella filosofia della guerra e nella strategia. Quanto alla prima stabilisce che l'agente principale della guerra è l'uomo, che questi essendo un essere sensibile, intelligente e libero, non poteva esser trattato come una macchina, ma dovea venire studiato per esser compreso e quindi diretto secondo i suoi bisogni, le sue tendenze e le sue passioni. Quanto alla strategia stabilisce che vi sono teatri di guerra determinati da grandi ostacoli, che vi è bisogno di base per operare e di linea d'operazione per comunicare con essa, da ultimo che la sola difensiva utile e feconda è quella fatta sui fianchi. Insiste sull'importanza della configurazione delle frontiere rispetto alla guerra, e chiude l'opera infatti con una descrizione delle principali.

Tutti gli oppositori di Guibert e del sistema prussiano, di cui Mezeroy è il piú rinomato, caddero nel falso per esagerazione, volendo l'ordine profondo con le armi moderne. V'era per altro un fondo di vero nella debolezza dell'ordine sottile nei movimenti da essi posti in luce; talché nell'epoca seguente non solo l'ordinanza del 1791 ma l'esperienza ristabilirono con saggio eclettismo in fatto di tattica l'armonia fra l'ordine profondo e il sottile. In artiglieria Scheel, Durtubic, Saint-Remy, Pappacini fecero progredire la parte teorica della scienza, mercé di tutti gli artifici militari e di tutto ciò che teneva alla costruzione delle macchine da guerra. In fatto di fortificazione l'opera piú importante, considerata come un gran tentativo fallito, fu la Fortificazione perpendicolare del Montalembert. I regolamenti d'ogni maniera abbondarono nell'epoca della quale parliamo.

Questo era lo stato della militare letteratura. Sembra a prima vista che a misura che la scienza progredisce, mercé del perfezionamento dei suoi metodi debba divenire piú facile ed in conseguenza debba sorgere un maggior numero di gran capitani che ne facciano una giusta applicazione. Sembra pur naturale che nelle epoche ove sorge un genio che riassume le cognizioni del tempo e le fa avanzare con la sua potente influenza, gl'ingegni debbano svilupparsi e conseguitarne una scuola di capitani illustri. Ma nel secolo decimottavo ciò non avvenne, ché anzi il numero degli uomini eminenti nell'arte fu minore che nei secoli scorsi. Ma passiamo a provare quel che abbiamo asserito.

La Francia ove il genio militare ha avuto sede in tutti i tempi, fu sterile in grandi uomini di guerra, e i piú distinti in gradi diversi furono due stranieri, Maurizio di Sassonia e Lovhendal. Il primo nelle sue campagne di Fiandra, nella guerra di successione, si mostra piú ricco in vasti concepimenti che in operazioni da tenersi come modello per la scienza. Il Maillebois è a nostro credere il piú distinto; ma dopo la morte di Villars e di Berwick la Francia ha dovuto aspettare un'èra novella nella sua storia per produrre grandi guerrieri; il che per altro ha fatto con prodigalitá.

Nella scuola militare prussiana si notano molti capitani dai quali egregiamente eseguironsi grandi operazioni, come Scheverin, Keit Ziethen e il Seidlitz morto sí prematuramente; ma di capitani strategici non vi ha che il gran Federico, e con esso il principe Ferdinando di Brunsvick (il cui figlio si distingueva in seconda linea) ed il principe Enrico di Prussia. Notammo le operazioni strategiche e le dotte combinazioni tattiche del gran Federico. Ci rimane ora di fare osservare che il principe Ferdinando mostrò il suo genio strategico nelle campagne del 1758 e 1759 e nelle seguenti, ove con esercito collettizio e inferiore al nemico conservò la superioritá o almeno l'eguaglianza durante l'intero corso della guerra coi francesi. Il principe Enrico si mostrò profondo nella difensiva, e la difesa della Sassonia che gli fu affidata sovente durante la guerra de' sette anni può servir di modello quanto alla scelta delle posizioni ed ai movimenti. Quelli da lui operati dopo il disastro sofferto dal re a Kunersdorf nel 1759 a fine di riunirsi con esso, fan prova al massimo grado del suo genio strategico. E cosí per una rara fortuna si combinarono nella famiglia reale di Prussia due uomini che possedevano le due gran qualitá che costituiscono un gran capitano: la prudenza e l'ardire.

Nell'esercito austriaco la morte di Braun fece succedere il Daun, che avrebbe meritato il soprannome di Fabio se avesse combattuto forze superiori, ma che divenne oggetto di motteggi e sarcasmi allorché per timiditá prolungava una guerra cui doveva e poteva por termine con gran vantaggio della potenza da lui servita. Il Lascy da reputarsi eccellente come organizzatore e come capo di stato maggiore, era un mediocre generale, e le sue massime di guerra ed il suo sistema detto di «cordone difensivo» produssero i disastri della guerra di Turchia nel 1787 ed han pure molto contribuito ai disastri che l'esercito imperiale soffrí nella guerra della rivoluzione. Il solo Laudon aveva il genio della guerra moderna, ardito ed impetuoso, operando piuttosto coi movimenti che valendosi delle posizioni. Tutto il brillante della guerra dei sette anni e delle guerre di Turchia gli appartiene; ma d'altra parte fu troppo ristretto nel modo di concepire, ed obbligato ad operar nella guerra secondo le tradizioni e le abitudini dell'esercito che reggeva, non formò scuola, se ne togli il principe illustre del quale in séguito parleremo, che per le stesse ragioni non ebbesi alcun successore.

Quanto alla Russia il Munick mostrò nelle sue campagne di Turchia la superioritá dell'Europa sull'Asia. Le qualitá del soldato russo furono un grande elemento di successo, ma le escogitazioni tattiche del Munick per quel genere di guerra sono state modificate ma non escluse, come vedremo parlando della campagna di Egitto nel nostro seguente discorso. Dopo di lui nella guerra de' sette anni la gloria dell'esercito russo fu dovuta piuttosto all'intrepiditá delle truppe che al merito de' suoi capi, e il gran Federico caratterizzò i russi con un motto profondo, dicendo ch'era «piú difficile il vincerli che l'ammazzarli». Piú tardi il Romanzof si mostrò capitano ardito — il suo passaggio del Danubio ne fa fede — e le sue campagne sono superiori a quelle troppo vantate del Potemkin, nel cui ingegno era alcunché di brutale e di sregolato, ma che allora venía secondato dal Souwarow del quale piú in lá parleremo.