Il principe illustre che in etá verde avea posto in applicazione le regole di sana strategia contro gli eserciti francesi nel 1796, pubblicò nel 1813 la storia di quella campagna, preceduta da un trattato di strategia il quale ha un carattere scientifico e dimostrativo. Il chiaro autore la considera come riassumente e contenente la guerra cosí nelle sue previsioni che nelle sue conclusioni e, come il savio ed illuminato Polibio, attribuisce i rovesci e le riuscite delle potenze belligeranti all'aver esse seguite o violate le regole di strategia, eliminando tutte le piccole cause che le menti poco acute e gli amor propri offesi cercano di presentar come origini di grandi avvenimenti. Egli accetta i principi del Lloyd, combatte il Bulow, concorda col Jomini; ma è il primo che dia una forma dimostrativa alla scienza[45].

Questi sono gli autori principali: de' quali sebbene siesi accresciuto in séguito il numero, noi ne taceremo perché si appartengono ad un periodo posteriore a quello che qui trattiamo, e ci basterá il dire che non si sono appartati dagli esposti principi. Il Darcon fece conoscere nelle sue considerazioni sulla fortificazione la metafisica, per dir cosí, di questa parte dell'arte, non sotto l'aspetto speciale del disegno ma sotto quello piú vasto de' suoi moltiplici rapporti col principio conservatore dello Stato e delle forze mobili. Il Bousmard vi aggiunse la parte tecnica dell'arte fortificatoria, ed il Carnot consacrò il suo eccellente lavoro a risolvere il problema di livellare la difesa alla superioritá che l'attacco aveva acquistata dal Vauban in poi.

Passando ora a parlare de' gran capitani diremo che Dumouriez, Pichegru, Jourdan, Hoche con qualitá diverse si distinsero nelle prime campagne della rivoluzione, massime nelle combinazioni militari che a quest'epoca dominavano, cioè l'impulsione e l'inviluppo in tattica e i movimenti a gran distanze per attingere lo stesso scopo in istrategia. Il primo nella sua breve carriera ebbe de' lampi che sembravano scaturire dal genio; il secondo lasciò incerta riputazione militare; il terzo ha guadagnato nome a seconda che documenti piú positivi hanno fatto meglio conoscere i fatti; l'ultimo fra i nominati camminava a gran passi verso la gloria quando una fine prematura lo tolse ai piú alti destini. Dall'altro lato gli allievi del gran Federico lasciarono buoni generali per operare un giorno giusta le buone regole, ma nessuna operazione che possa far presumere un alto grado di scienza distinse il Brunswick, il Mollendorf e il Kalkreut. Il Clerfait sostenne la gloria dell'esercito austriaco nella campagna del 1795. Moreau comparve nel gran teatro e la sua riputazione andò sempre crescendo fino alle ultime campagne; ei fu metodico, compassato, qualche volta ispirato, e per la sua semplicitá è stato nominato da Lamarque «il La Fontaine dei capitani». Ma se Moreau seguiva le combinazioni de' suoi antecessori, l'arciduca Carlo suo avversario si elevò a dei principi positivi, per cui questi occupa un posto piú elevato tra i capitani, avendo riunito l'esempio ai precetti; il che dimostra aver egli saputo quello che si facesse e il perché. Nel 1799 comparvero sulla scena due uomini che avevano di comune come qualitá predominante una rara tenacitá: Massena e Souwarof piú alti di quei che li sieguono; Riccardos, Kray, Benningsen, Kutusof, Blucher, Bellegarde, Schwarzenberg e Wittgenstein compiono il quadro in una sfera inferiore, e la Francia vi opponeva Desaix e Kleber, uomini presto rapiti alla speranza che di sé davano, e Soult e Saint-Cyr e Macdonald e Marmont e Lannes, colpito dalla morte quando il suo genio era per apparir tutto intero, passando a piú vasti comandi da luogotenente abile ch'egli era. Nell'esercito francese la scuola di quelli che avevano guerreggiato sul Reno differiva da quella di coloro che avevano combattuto in Italia: i primi avevano piú metodo, che non escludeva l'ardire ma era frutto del calcolo, ed il Saint-Cyr n'era la piú chiara espressione; negli altri l'ardire era nell'istinto, e Massena e Lannes ne sono i migliori rappresentanti. La guerra della penisola fece conoscere Suchet, ch'ebbe costanti successi ed il quale seppe conciliarsi l'amore degli spagnuoli per la stima che loro ispirò, e seppe comandare con buon successo alle truppe francesi non solo ma alle straniere bensí, raccolte sotto le bandiere di Francia dalle sponde della Vistola a quelle del Sebeto, imprimendo loro una eguale impulsione e ispirando la confidenza medesima. Il duce britannico che fece la piú figura in questa guerra succedendo al Moore, uffiziale distinto che poteva elevarsi ad una piú alta riputazione, fu Wellington, cui si può appropriare la saggia espressione del Foy per caratterizzare l'esercito inglese, cioè di avere la calma nella collera. Questa qualitá è il segreto della carriera del duce britannico, che non è stato mai battuto. Le sue battaglie furono difensive: considerò il Portogallo come una cittadella e la Spagna come una piazza alleata che dovea esser soccorsa dal nord; il che costituisce un gran capitano.

Tali furono i capitani di questa epoca. È quistione se i secoli decimosesto e decimosettimo ne abbiano dati piú in una certa misura; ma non potendo risolvere un sí alto problema, ci limitiamo a dire che molte operazioni attiranti in quei tempi la pubblica attenzione, nell'epoca di cui discorriamo non l'attiravano perché avevano a fronte i pensieri ed i fatti dell'uomo superiore ad ogni paragone ed a tutte le differenze che separano il talento speciale dal genio nella sua universalitá. Cosa possiamo noi dire intorno a lui dopo quanto si è detto e da giudici tanto competenti? Riassumere è tutto quello che possiam fare. Napoleone nella sua vasta intelligenza abbracciava la guerra come una scienza compiuta, dalle sue idee piú generali ai particolari piú minuti. Uomo di genio, la sua analisi era rapida, e senza idee intermedie si elevava ai princípi primitivi, per cui era sintetico come scienziato ed era sul campo di battaglia inspirato come artista. Però le sue inspirazioni non andavano al di lá delle previsioni della scienza, ma ne erano una larga applicazione, vale a dire ch'ei riuniva ciò che vi è di piú sublime nella scienza a quanto v'ha piú alto nell'arte, cioè il trar partito dai piccoli eserciti e il muovere con facilitá i grandi: riuniva insomma lo spirito di Newton a quello di Michelangelo. Fedele ai princípi, ad essi è debitore de' suoi buoni successi del pari che dei suoi rovesci, frutto anch'essi d'errori, ma di errori che prendevano origine dalle passioni dell'uomo di Stato non giá dall'ignoranza del capitano. È necessario di studiarlo, ma il farlo senza la piú gran riflessione potrebbe condurre ad imitazioni che la favola di Fetonte esprime a maraviglia, mentre nel genio vi ha due parti, l'una che resta come metodo ed è la parte umana, l'altra è la divina: la prima è da tutti, l'altra da pochi.

Crediamo aver risposto alle tre prime quistioni; per lo che passeremo alle tre rimanenti che riguardano lo stato delle scienze, quello della societá ed infine i politici risultamenti delle guerre combattute nell'epoca di che ragioniamo.

Le scienze esatte furono coltivate tra i moderni e particolarmente in questo periodo con un metodo diverso da quello adottato dagli antichi. Partendo da ciò che era in quistione per ritornare ad un centro comune di veritá giá note, si venne a costituire il metodo analitico, piú rigoroso del sintetico e piú rapido e piú diretto al medesimo tempo. Ad esso si debbono le piú grandi scoperte come ancora la piú bella, cioè le ricerche che costituiscono le leggi che reggono il sistema del mondo. È per mezzo dell'astrazione che le idee si generalizzano, e queste favorirono i progressi tutti delle scienze fisiche e matematiche. I nomi di Condorcet, di Bailly, di Lagrance, di Monge, di Laplace e di Biot appartengono sotto aspetti diversi a questa epoca importante per le scienze. Il primo riuní il merito letterario e lo spirito filosofico ai suoi lavori sulle scienze esatte; il secondo vestí la storia dell'astronomia di tutti i prestigi dello stile e l'arricchí di tutti i rapporti che quest'alta scienza ha con lo stato sociale dei diversi popoli che l'hanno coltivata; il terzo risolvette una serie di problemi che passarono nell'insegnamento elementare della scienza; il quarto indipendentemente dall'influenza ch'ebbero i suoi lavori nella commissione d'Egitto, creò per cosí dire un nuovo ramo nelle matematiche con la geometria descrittiva; il quinto rese compiuta la teoria di Newton con dimostrare che le leggi nate dalle ultime scoperte si applicavano a tutti i casi, e molti fenomeni cessarono di esser tali perché furono sottoposti alla legge comune[46]; il sesto finalmente ereditò la riputazione e continuò i lavori de' suoi illustri predecessori.

Le scienze naturali fecero in questo periodo solidi progressi. La storia degli animali non fu piú limitata ad una magra descrizione delle loro forme esterne, ma presentò il quadro delle loro abitudini e delle loro tendenze. Appoggiandosi alla notomia si cercò da' sapienti di spiegare mercé della conformazione de' loro organi interni i fenomeni che presentano, e seguendo questo metodo d'investigazione si assegnò ad essi il posto lor proprio nel sistema generale degli esseri. Si distinsero in questo ramo delle scienze naturali il Lacepède, il Daubanton, il Dolomieu, il Lamarck, il Blumenbac, il Lawrence ed infine il Cuvier che riassunse tutti i passi fatti nella scienza. Questo metodo fu applicato con felice successo alla botanica, che non fu piú circoscritta a descrivere i vegetabili, ma coll'aiuto di una fisica dilicata si adoperò a scoprire le leggi regolatrici delle loro varie funzioni. La mineralogia non limitò come prima le sue ricerche a determinare senza precisione il carattere delle materie di sua pertinenza dal loro aspetto esterno, ma prese in prestito dalla chimica i mezzi di analizzare e di classificare i minerali. Lo studio del globo terrestre che trovavasi da prima compreso nelle scienze fisiche e matematiche, divenne una scienza distinta sotto il nome di «geologia». Essa considerò la struttura della terra e giudicò delle terribili catastrofi che l'hanno agitata dalle tracce che ne rinvenne; e cosí questa nuova scienza riuní ciò che vi è di dilettevole e di solenne nello studio delle scienze naturali alla precisione che è propria delle matematiche. Saussure, De Luc, Breislack fecero progredire la nuova scienza. Il Cuvier, siccome di sopra accennammo, fece dell'anatomia comparata la base della storia degli esseri animati; per il che la multitudine dei fatti osservati che permise di leggere nelle somiglianze organiche le leggi generali dell'organizzazione animale, ed il metodo che avea condotto in botanica alle investigazioni piú conformi alla natura, resero l'anatomia comparata ricca in risultamenti e fecer sí che svelasse un nuovo mondo agli osservatori e creasse un metodo che poteva essere fecondo in conseguenze quando fosse applicato ai rami tutti dello scibile umano. I gran viaggi intrapresi e menati a fine arricchirono la storia naturale di nuovi elementi di comparazione. Cook, Laperouse, Humboldt, Bonpland, la commissione dei sapienti d'Egitto o scoprirono nuove regioni o fecero meglio conoscere quelle giá note. I lavori di Lavoisier, di Berthollet e di tanti altri distinti scienziati, come di Berzellius svedese, non solo cambiarono lo stato della scienza chimica ma le diedero un andamento e una logica nuova; si sentí la necessitá di riunire al rigore del ragionamento la esattezza dell'esperienza; i geometri e i chimici si aiutarono a vicenda, e a questi metodi la chimica fu debitrice della vera teoria del calore e dei primi esatti istrumenti che servirono a misurarlo. La medicina si arricchí dei progressi delle scienze naturali, mentre una cognizione piú compiuta delle proprietá di tutto ció che compone la farmacia doveva imprimerle un andamento piú razionale e piú sicuro. Ma la grave difficoltá di questa utile scienza si trova sempre nell'oscuritá dell'analisi anatomica, che si esercita sugli organi quando hanno perduto con la vitalitá l'esercizio delle loro funzioni: questa causa potente la lascia nella sfera delle scienze approssimative, in cui le ipotesi nascono dal bisogno di spiegare ciò che non si può analizzare. Una serie d'ipotesi forma nelle intelligenze elevate un sistema che si appoggia a molti fatti ed a qualche risultamento. In effetto in questa epoca non mancarono di cosí fatti sistemi, e tale fu quello dell'irlandese Brown che riduce i mali tutti a un principio: la cranologia del Gall e il controstimolo del Tommasini sono sistemi che hanno la stessa origine, mirano a uno stesso scopo e sono pruova essi stessi della propria inettezza, perché sono tutti inadatti a risolvere con pochi principi l'immensa quantitá de' casi vari che la miseria umana offre alla scienza medica. I progressi della fisica furono moltiplici e positivi: il suo oggetto è di ben determinare le leggi del moto o dello stato permanente dei corpi che ne sono gli elementi, facendo conoscere l'azione meccanica ch'essi esercitano gli uni sugli altri in virtú delle loro proprietá generali o dalle modificazioni cui van soggetti per cause accidentali e variabili che operino sopra di essi, quali il calore, l'elettricitá e il magnetismo, nel che è variabile di sua natura. I fenomeni dovuti a cause permanenti furono osservati nei periodi antecedenti, i secondi lo furono piú compiutamente in questo. Franklin, Montgolfier, Volta, Brugnatelli, Galvani e Poli fecero progredire la scienza e la resero suscettibile di utili applicazioni.

Frattanto lo Chaptal applicava i risultamenti della chimica alle arti e iniziava ai misteri della scienza le classi industriose. La scuola politecnica che dovette tanto al Monge e il conservatorio delle arti e dei mestieri sono l'ultima espressione dello stato delle scienze naturali ed esatte rese di ragion comune e di applicazione utile a tutti gli oggetti che interessano l'universale. Le macchine applicate alle manifatture e la scoperta di Awright ne sono la prova e promettevano piú alti risultamenti per l'avvenire, mentre che le nazioni malgrado del fracasso delle battaglie e dei torbidi che agitavano le civili societá, seguivano con l'escogitazioni dei loro sapienti la strada del perfezionamento. Da questo breve quadro è ben facile dedurre che tutte le arti manuali, tutta la costruzione degl'istrumenti necessari all'uso delle scienze erano in progresso, e pel bisogno che se ne aveva ed anche perché la fusione sociale che si veniva operando restituiva agli artisti quella considerazione che nessun merito poteva far loro accordare nell'epoca in cui le classificazioni sociali dominavano ancora in Europa.

Lo stato delle scienze morali compirá questa breve indicazione e fará meglio comprendere quanto ci proponemmo dimostrare in questo discorso.

Lo stato e le vicende delle scienze morali in una societá agitata sono l'indice piú prezioso cosí del suo stato morale come dei suoi bisogni e dei suoi dolori, imperocché l'umana intelligenza è spinta da una legge naturale ad occuparsi della risoluzione di quei problemi che le masse enunciano confusamente piú coi loro lamenti che con una pacata e razionale esposizione; ma se questo imperfetto linguaggio esprime meglio i sentimenti confusi che agitano la societá, è poi missione dei sapienti di comprenderli per mezzo di un'accurata analisi e di ordinarli con una ben ponderata sintesi, la quale determini i mali, le loro condizioni e i loro possibili rimedi in quella proporzione che la difficoltá de' tempi serba all'imperfezione dell'umana natura. La breve esposizione che daremo dello stato delle scienze morali servirá di pruova alla nostra assertiva.