3. Quali sieno le veritá che risultano dall'insieme del nostro lavoro sull'importanza della scienza, e quali perfezionamenti sia questa capace di ricevere dallo stato attuale dello scibile e della societá[47].
Il metodo piú semplice per determinare l'esistenza de' rapporti enunciati nella prima quistione è a nostro credere quello d'indicare l'essenza della letteratura e delle belle arti generalmente e partitamente, mentre, una volta ciò fatto, è facile dedurre se esistano quei tali rapporti con una scienza di cui abbiamo fatto conoscere non solo la natura ma le proprietá tutte sotto gli aspetti piú vari.
La letteratura e le belle arti sono a parer nostro una manifestazione della nostra natura nelle facoltá dell'intelligenza e della sensibilitá. In effetto tutte le produzioni letterarie come le artistiche non sono che il risultamento dell'impiego piú o meno felice di tali due facoltá[48]. Questo principio può dedursi dall'esame della nostra natura, delle sue condizioni e del suo scopo; può essere ugualmente dedotto dallo sviluppo successivo che si opera in tutte le umane associazioni, dai primi passi nel viver civile fino ai piú avanzati nella carriera della civiltá dei quali si possa fornire esempio. Infatti qualunque sia lo stato di una societá, esistono negli esseri che la compongono le facoltá e i bisogni che corrispondono alla loro natura. Tutto il movimento progressivo dell'umanitá sta in ciò, che per soddisfare un nuovo bisogno è necessario dar maggior sviluppo alle nostre facoltá. Cosí la divina sapienza ha stabiliti legami indissolubili tra la nostra natura fisica, la intellettuale e la morale, e cosí i piú volgari bisogni dell'essere senziente hanno servito di stimolo all'azione dell'essere intelligente, ed allora il mezzo ha nobilitato lo scopo. Per conseguenza ciò che separa una societá barbara da una incivilita si deduce dalla somma dei bisogni di entrambe e dallo sviluppamento delle facoltá atte a soddisfarli. Or se le scienze belliche, ovvero, ove esse siano ancora ignote, l'azione della guerra, hanno la sorgente nella natura; se sono una particolare applicazione delle umane facoltá per soddisfare un ordine di bisogni; se gli eserciti o la parte della societá che combatte formano una societá distinta nella general societá, che assume proprietá e condizioni armonizzanti col suo fine; se tutto ciò è vero, siccome ci siamo sforzati di provare, ne risulta che coteste belliche scienze sono un riflesso della societá tutta intiera, ed in conseguenza debbono secondarne ed esprimerne il movimento progressivo, stazionario o retrogrado. Avendo quindi dimostrato che la letteratura e le belle arti essendo una manifestazione della nostra natura esprimono un bisogno e fanno sviluppare ed attivare delle facoltá per soddisfarlo, e che questa disposizione mostrasi per gradi e con caratteri diversi nei vari gradi d'incivilimento, possiamo cavarne di conseguenza che la parte di ogni associazione destinata a pugnare per essa non può essere estranea allo stato delle arti, della letteratura e delle scienze ed allo stato sociale, o che sia temporaneamente riunita o permanentemente organizzata.
Potremmo dire di aver risposto alla prima quistione; ma crediamo poter dimostrare dall'essenza particolare dei rami diversi della letteratura e delle belle arti quali sieno i rapporti che noi ricerchiamo e perché esistano.
La letteratura secondo la nostra maniera di vedere ha per iscopo lo esprimere per mezzo di segni alcuni bisogni che sono nell'essenza della nostra natura, in modo che nella loro compiuta manifestazione si mettono a luce sotto certe forme convenute i nostri sentimenti e quelle idee che in noi sono in maggiore armonia coi primi. Questo modo di considerare le produzioni letterarie ci sembra anche applicabile alle belle arti, come piú innanzi faremo conoscere; e convenendo dell'imperfezione di questa definizione, la consideriamo non pertanto come sufficiente a facilitare l'intelligenza del nostro successivo ragionamento, nel quale non ci sará difficile dimostrare qualmente la guerra abbia spesso come fatto sociale fornito alla letteratura ed alle belle arti i materiali per esercitarsi e le occasioni per produrre i lavori piú atti ad affrontare l'azione dei secoli, ed abbia concorso ad essere uno de' mezzi dai quali uno stato sociale possa ricevere la sua piú compiuta espressione[49].
Se si considerano nella piú generale classificazione, i nostri sentimenti morali possono ridursi all'amore ed all'odio: il primo tende a riavvicinarci a tutto ciò che inspira questo sentimento, a immedesimarci con esso; l'altro ad allontanarlo e a separarcene, fino al punto di tendere alla sua distruzione a fine di evitarlo per sempre. Il mondo moralmente considerato gira su queste due tendenze, come il mondo materiale sulle due forze di attrazione e di ripulsione. La poesia come prima forma dell'espressione de' nostri sentimenti canta l'odio o l'amore, e tutta la magia delle sue forme tende ad attivare al massimo grado i sentimenti che ha preso ad esprimere. Ora l'amore per la propria famiglia e la propria tribú, e l'odio per quelle che sono con esse in opposizione o in rivalitá, sono al tempo stesso le passioni delle prime riunioni sociali e tendono egualmente ad ispirare il coraggio di fare tutti i sacrifici, financo quello della vita, per amor de' propri ed in odio degli avversari. Per conseguenza subito che la poesia tratta le passioni dell'amore e dell'odio non nel senso puramente individuale ma nel collettivo, queste passioni si trovano trasformate in canti guerrieri, destinati ad eccitare il valore per mezzo dell'indignazione verso i nemici e dell'affezione pei propri e la rassegnazione a sopportare tutti i tormenti che la fortuna delle armi riserba ai vinti nelle barbare societá. È ben naturale che per ispirare una generosa emulazione le geste de' tempi andati, gli effetti della vittoria e quelli piú tristi della disfatta sieno mezzi tutti che la poesia adoperi per eccitare le passioni necessarie al buon successo della lotta. Cosí la poesia diviene storica ed epica al tempo stesso, e la parte che la divinitá prende all'impresa per appoggiarla come giusta o per condannarla come alla giustizia contraria, riveste di un carattere teologico e mistico le poesie dei popoli in questo stato di societá. I selvaggi dell'America e dell'Affrica, gli scaldi e i bardi presso gli scandinavi e le popolazioni celtiche ed orientali attestano la nostra asserzione, cioè che nelle prime societá la poesia era in rapporto diretto con la guerra. In quelle piú incivilite vediamo riprodursi questa connessione con quelle condizioni che il grado di civiltá determina. In effetto il popolo ebraico aveva i suoi poeti che cantavano la guerra. Lo stesso era presso gli arabi. Anche nelle contrade misteriose dell'India si vedono dei poemi destinati ad eccitare le passioni guerriere ed a conservare le tradizioni cosí delle geste de' grandi uomini che degli odii nazionali. Il poema conosciuto sotto il nome di Niebelugen per la Germania è tra questi. I greci nell'antichitá avevano i loro canti di guerra, e basta per farne prova il nominare Tirteo. Il Feuriel e il barone Eckstein hanno fatto conoscere quelli dei greci moderni e degli abitanti della Servia. Nei tempi nostri abbiamo anche veduto in Prussia ed in Francia ed in Russia delle composizioni ad uso degli eserciti. Considerando la poesia in uno de' suoi modi piú elevati qual è quello dell'epica composizione, non abbiamo che a richiamare l'attenzione dei nostri lettori su ciò che dicemmo nel nostro primo discorso, cioè dire che tutte le grandi epiche composizioni, come l'Iliade, l'Eneide, la Gerusalemme, la Henriade, sono tutte destinate a descrivere una guerra, come soggetto che presenta ad un tempo il maggior numero di grandi caratteri, di forti passioni e di situazioni difficili; elementi tutti che innalzano e facilitano il genio del poeta ed il merito della composizione.
La musica nei suoi metodi informi è contemporanea dei primi saggi della poesia e può considerarsi come una ausiliaria di lei. Osservata nella sua essenza e nel suo scopo è facile vedere che sorge dalle stesse disposizioni, tende a soddisfare gli stessi bisogni, ad eccitare ed a rinvigorire le stesse passioni o dolci o veementi, esprimendo l'amore o l'ira: per queste ragioni tutte è stata sempre la fedel compagna della poesia, molto avendo di comune con essa[50]. Perciò vediamo i guerrieri in tutti i tempi essere animati da istrumenti atti ad eccitarli nelle fazioni guerresche o a graduare i loro sforzi a seconda de' bisogni. Questo carattere e questo scopo della musica militare segna il passaggio dal periodo di assenza d'ordine tattico a quello che ne ha giá uno: nel primo caso la musica è un puro eccitamento, nel secondo acquista di giá un carattere moderatore. In effetto Omero distingue i greci dai barbari dalla loro marcia eguale al suono del flauto; e Paolo Giovio descrivendo l'esercito di Carlo ottavo nella sua entrata in Roma, nota come misura dell'imponenza di quell'esercito ordinato in modo nuovo, che i tedeschi e gli svizzeri marciavano in cadenza al suono de' militari istrumenti. La musica militare si è perfezionata e si è talmente livellata con lo stato della scienza militare e con quello della musica in generale, che ai nostri dí abbiamo veduto stabilirsi tale connessione intra esse che si è marciato all'oppugnazione di un ridotto vomitando la morte e il dolore con le arie di un dramma ove tutto respirava l'amore, e si è accompagnata nel teatro la musica vocale dagl'istrumenti militari piú sonori e piú esprimenti il fragore delle battaglie. Segno novello della fusione della societá, fusione che bisogna osservare in tutto ciò che ne offre indizio, dalle piú alte alle minime manifestazioni[51]. La piú piccola esperienza di guerra ed anche di semplice servizio militare fa conoscere quanta influenza abbiano anche i meno armonici istrumenti per ravvivare nelle marcie la spossatezza de' soldati, e come il cantare nella stessa occasione ne allevii la fatica; pruova significativa della natura morale dell'uomo, ch'è suscettiva di ricevere l'impulsione e di accrescere le sue forze con mezzi che operano sulla sua immaginazione e la sua sensibilitá. Le storiche tradizioni ci parlano dell'effetto straordinario della musica sui greci; cosí che si è creduto che questo genere d'armonia di cui non è restato vestigio alcuno, avesse nella sua natura e nel suo merito intrinseco la ragione degli straordinari suoi effetti, mentre è piú naturale credere che quel vivo entusiasmo risultasse dalla disposizione, dall'organizzazione e dall'insieme delle circostanze di quel popolo. Quando la societá attuale della Svizzera sará cambiata, quando i suoi abitanti avranno obbliata la cantilena che li rende ammalati sulla terra straniera, che cosa mai penserassi dell'armonia di quel canto da coloro che ne leggeranno gli effetti? Maraviglie! E pure niente è meno mirabile. Il suo incanto nasce dal rapporto delle persone con le idee e con le rimembranze che suscita.
Passando alla pittura e alla scoltura non può negarsi ch'esse sorgano dallo stesso principio che la poesia e la musica e tendano allo stesso scopo, ma con forme tutte proprie; tendono cioè ad eccitare le due principali passioni nelle quali crediamo che tutte le altre sieno contenute come diramazioni o graduazioni di esse. Infatti se si voglia analizzare filosoficamente e ricercare storicamente che cosa possono prefiggersi queste due arti ed in che senso sieno state adoperate, ne risulterá che tendono a perpetuare la memoria dei sentimenti esaltati di amore o di odio e di tutti gli avvenimenti piú celebri che ne sono derivati, per lasciare esempio ed impulso alle future generazioni, ispirando loro il rispetto per gli eroi individualmente o per le azioni eroiche collettivamente operate, ed a fermare con monumenti perenni le ère importanti nella storia delle nazioni. Non vi è bisogno di dire che i ritratti de' grandi uomini, le rappresentazioni degli avvenimenti importanti, le statue elevate ai primi, i monumenti commemorativi degli altri e le medaglie, che sono come l'ausilio delle due arti, hanno per lo piú per iscopo di lasciare ai posteri l'aspetto dei gran capitani o la loro intiera figura, e che tutti i quadri e i monumenti che tengono per loro fine particolare quello di rintracciare i primi passi e le successive vicende delle nazioni debbono naturalmente occuparsi dei gran guerrieri, delle guerre e dei fatti principali di esse. E cosí ci par chiaro che la scoltura del pari che la pittura, la musica egualmente che la poesia, abbiano moltiplici rapporti con la guerra. La storia delle arti ricavata dai monumenti pruova la nostra asserzione.
L'esame dei rapporti ch'esistono tra la guerra e la letteratura nelle produzioni dell'eloquenza, della storia e della parte dogmatica ci daranno maggior pruova delle idee che enunciammo.
L'eloquenza nella sua essenza e nel suo scopo ha le stesse proprietá che nella poesia abbiamo riconosciute; ma benché l'eloquenza possa ritrovarsi in ogni periodo dello stato sociale, quando vive passioni ed alti interessi ispirano i suoi organi, pur nondimeno solo in un'epoca di avanzata civiltá è sottomessa a metodi certi che ne fermano le regole e riveste un carattere piú positivo e piú compiuto. I rapporti di questo ramo della letteratura con le scienze belliche non han quasi bisogno di una dimostrazione razionale, mentre tutti gli storici avvenimenti sono ricchi di fatti che rendono incontestabile la loro esistenza. In effetto dalle istigazioni dei capi de' selvaggi alle loro tribú per eccitarle a combattere, dalle loro laconiche risposte per provare con quale stoicismo sapessero sopportare l'avversa fortuna, dalle concioni degli antichi capitani per animare il loro esercito infino agli ordini del giorno dei moderni — tra i quali son primi quelli di Bonaparte, considerati nel loro merito letterario e soprattutto nei loro effetti sulle truppe, — vediamo l'eloquenza, egualmente che la musica e la poesia, tendere ad uno stesso scopo, all'eccitamento cioè delle passioni della guerra, e vediamo l'azione de' mezzi da essa adoperati disegnarsi e graduarsi in ragione dell'esercito al quale s'indirizza, riguardandolo come simbolo del secolo e del popolo da cui sorge[52]. Le orazioni funebri per celebrare le geste de' guerrieri e render loro gli ultimi offici sono anche un uso dell'eloquenza, che tende a risvegliare vieppiú ne' vivi il desiderio di emulare i sacrifizi utili alla patria che operarono i trapassati, e ad inspirar loro la riconoscenza ed il rispetto per quei che il gran sacrificio di giá consumarono a pro del comune. Quella pronunziata da Pericle e riportata da Tucidide nella Guerra del Peloponneso, le parole eloquenti di Demostene che giustificava la guerra benché infelice contro Filippo e giurava per le ceneri degli estinti in quella lotta, rivestono tutte l'istesso carattere e si prefiggono lo stesso scopo.