1. Che la ragione del pari che l'autoritá de' gran capitani sono di accordo nel proclamare l'importanza dello studio della scienza militare per isviluppare le qualitá indispensabili all'esercizio di essa.

2. Che per «istudio» non s'intende la sola lettura, né per «esperienza» l'aver lungo tempo servito, ma sí bene la meditazione e il lavoro della propria intelligenza su tutto ciò che la propria e l'altrui esperienza fornisce.

3. Che lo studio nel mentre che non ha la proprietá di formare il carattere, pure contribuisce potentemente a dargli maggior dignitá e maggior coraggio, preso questo nel senso piú esteso.

4. Che il trascurare lo studio sarebbe nello stato militare segno sicuro di una profonda depravazione, se delle false opinioni invalute non avessero tranquillate le coscienze su questo particolare; ma che colui che si dedica allo studio ha dritto alla stima publica, indipendentemente dai risultamenti che potesse produrre e considerando ciò puramente come atto di moralitá.

Passando ora alla conchiusione generale, incominceremo dal richiamare alla memoria de' nostri lettori il contenuto de' precedenti discorsi.

Nel secondo, dopo aver descritto lo stato e le condizioni dei popoli dell'antichitá, abbiamo indicato come lo stato delle belliche scienze simboleggiasse ed esprimesse compiutamente lo stato sociale ed intellettuale; abbiamo mostrato in che differisse l'arte degli antichi da quella dei moderni e quale fosse la principal differenza, distinguendola dalle differenze generali che separano le antiche societá dalle moderne; abbiamo fatto osservare come in ognuna delle prime vi fosse unitá nazionale ma moltiplici differenze tra di loro, e come l'inverso si scorgesse nelle seconde; infine osservammo che nelle prime i progressi dell'arte si sono arrestati perché la civiltá era incompiuta, e che riducendo la forza pubblica al primo elemento, cioè agli uomini, la degenerazione di questi doveva strascinare la caduta dello Stato che dominava ed esprimeva l'antichitá.

Nel terzo discorso abbiamo indicato come la dissoluzione dell'antica societá avesse ridotto ai primi suoi elementi l'organizzazione sociale, riducendola alla famiglia e togliendo ogni esistenza civile alla massa ridotta in servitú; che nel naufragio delle nazionali organizzazioni dell'esercizio dell'umana intelligenza sparisse la scienza, perché gli eserciti erano una riunione di capi di famiglia e tutta l'arte era nel valore e nel vigore individuale; segnalammo egualmente per quali vicende e per quali fasi questi elementi per successive trasformazioni subíte ricomponessero lentamente le nazioni e coltivassero lo scibile, e gli eserciti esprimessero questo nuovo stato fino alla scoverta della polvere.

Designammo nel quarto discorso la lotta ch'esisteva tra gli elementi del medio evo e quelli della societá moderna e la loro azione simultanea, i primi tendendo a conservare le classificazioni ed i secondi ad operare la fusione di tutte le classi della societá. Indicammo come si trovasse nella composizione della forza pubblica, nelle regole che seguiva e nella sua azione un quadro ristretto dello stato sociale, e come la polvere da sparo, i progressi dell'arte e l'urto delle masse favorissero lo svolgimento dell'elemento moderno del pari che l'abbassamento di quello che predominava nel medio evo.

Nel quinto discorso facemmo notare come questo andamento ascendente e progressivo si scorgesse simultaneamente nella pace, nella guerra e nel movimento intellettuale delle nazioni.

Nel sesto discorso dimostrammo come la societá moderna avesse rivestito tutti i caratteri e possedesse le condizioni tutte, e sotto tutti gli aspetti, che la potevano far considerare come fissata; notammo del pari che l'organizzazione dello Stato e degli eserciti cosí come le condizioni dello scibile fossero compiute nei loro elementi e nella loro fisonomia, e che i periodi posteriori altro non avrebbero offerto che delle modificazioni derivanti da quelle e che non fossero un'anomalia ed una opposizione alla loro natura.