In effetto nel settimo discorso facemmo osservare che si operavano trasformazioni lente ed insensibili, ma che se ne preparavano delle piú positive, sempre però come conseguenza delle precedenti, come svolgimento di un movimento naturale e non come fenomeno inesplicabile. Vedemmo l'esercito simbolo della fusione sociale avanzata e dell'importanza che il sistema economico e l'azione dell'intelligenza esercitavano presso tutte le nazioni. Tutte dimostrazioni provanti che si era operata una separazione dalle forme, dai princípi e dalle dottrine del medio evo.

Nell'ottavo discorso facemmo vedere che il risultamento positivo e stabile di tante vicende e di sí lunga lotta era stata la dichiarazione formale e divenuta legale che il principio di classificazione sociale che caratterizzava il medio evo aveva ceduto al principio di fusione che sostituiva le condizioni ai privilegi; che è il cardine su cui lo stato sociale dei moderni opera i suoi movimenti tutti[56]. Abbiamo indicato questo gran fatto enumerando i caratteri dello stato sociale e dello scibile e i politici risultamenti e lo stato militare, per far misurare l'immensa distanza che separava lo stato della scienza militare alla nostra epoca dalle guerre feudali ch'erano gli urti degl'individui[57]. Richiamiamo alla memoria dei nostri lettori l'operazione che per la sua complicazione meglio riassume e riunisce i progressi immensi fatti nella tattica, nella strategia, nelle fortificazioni, nell'uso e nella perfezione delle macchine da guerra e nell'amministrazione militare. Questa è a nostro credere il passaggio del Danubio nel 1809, eseguito addí quattro e cinque luglio dall'isola di Lobau e che terminò con la battaglia di Wagram. Lá fur veduti centocinquantamila uomini provenienti dal fondo dell'Italia meridionale, dalla Dalmazia e dai Pirenei, riuniti con loro sorpresa, passare un rapido e largo fiume con quattrocento pezzi d'artiglieria, su ponti rapidamente e quasi d'improvviso gettati, operare uno spiegamento sulla sinistra in battaglia in due linee e girare tutti i trinceramenti dell'avversario, che venne perciò forzato ad un cambiamento di fronte colla sinistra indietro. Tutto ciò fu eseguito con una precisione difficile ad ottenersi in un campo d'istruzione, e nel decimosettimo secolo ed in parte del decimottavo una divisione non avrebbe osato di tanto eseguire. Meditando questo avvenimento si vedrá come tutte le trasformazioni successive si erano riassunte e simbolizzavano quelle altre tutte operate nello scibile e nella societá[58].

In questo nono ed ultimo discorso abbiamo esposto quali rapporti a nostro credere abbiano le belle arti e la letteratura colla scienza militare e colla guerra considerata come azione; abbiam cercato indicare come questi rapporti costanti, perché derivanti le loro condizioni e l'unitá che in essi esiste, dalla natura, subivano varie forme di manifestazioni nelle differenti societá, ma che a traverso di queste differenze il principio d'azione, invariabile di sua natura, rimanevasi lo stesso ed era facile ad essere riconosciuto da ogni osservatore regolare. Il mostrare qual grado d'importanza si abbia lo studio teorico su di un'arte pratica ha terminato questo discorso, precedendo di poco queste ultime linee. Abbiamo determinato l'esistenza di una scienza bellica, poi l'abbiam classificata ove doveva esserlo, quindi abbiamo esposte le proprietá di cui è rivestita; appoggiandoci infine all'opinione de' gran capitani crediamo aver determinato il grado d'importanza e di utilitá dello studio senza esagerarne il valore, per quali cause questa veritá non era riconosciuta e accettata, e l'effetto che produceva sotto l'aspetto della moralitá.

Aggiungasi a tutto ciò quello che nel primo nostro discorso esponemmo: che la guerra era una manifestazione della nostra natura; che il suo uso era la difesa di tutto ciò che costituisce gl'interessi materiali e morali dell'umanitá, i quali non può abbandonare senza degradare d'azione ed offrire un premio al valore brutale piú avido di togliere l'altrui che di conservare il proprio; ch'essa siegue, esprime e modifica la societá; che ha rapporti con le scienze naturali, esatte e morali, corrispondenti ai tre elementi primitivi dell'arte — gli uomini, le armi e gli ordini; — e che contribuisce a sviluppare le facoltá intellettuali e ad elevare la volontá ad un grado di altezza il quale onora e lusinga l'uomo che sia capace di raggiungerlo, mentre costui fa con ilaritá il piú compiuto sacrifizio per garantire gl'interessi e difendere le credenze di tutti i suoi concittadini. Se vuol negarsi questa abnegazione che piú non sorprende perché è divenuta comune, non vi è che ad osservare come l'idea della morte possa produrre manifestazioni sí diverse, il risultamento essendo lo stesso. Osservisi dunque un uomo giunto ad etá decrepita, afflitto da dolori, trascinante una triste esistenza, superstite della sua generazione, isolato non solo dai suoi contemporanei ma dalle idee, dai sentimenti, da tutto il movimento rinnovatore che in ogni secolo s'opera e che urta chi piú non può prendervi parte. Ebbene questo essere geme di lasciare un'esistenza che nulla piú gli offre di ciò che cara la rende; i suoi parenti, qualche amico superstite ancora, dimostrano espresso il dolore della perdita ed il terrore che sempre all'idea della trasformazione si associa. Qual prezzo non ha dunque questa esistenza, quando tanta tristezza accompagna la prossima fine di un essere che ha compíto tutto il corso della sua? Comparinsi queste impressioni con quelle che nascono quando in campo aperto numerose batterie seminano la morte e la mutilazione, quando numerosi battaglioni appoggiati dalle localitá si preparano ad offendere senza essere offesi, quando la cavalleria è disposta a schiacciare con la sua massa chi a tanti perigli scampò; e vedasi qual è il contegno dei battaglioni che marciano ilari ed al suono di musica e di grida guerriere a correre tanti rischi! E questi uomini son tutti nella verde etá, hanno tutte le illusioni dell'avvenire, tutte le loro passioni sono calde, tutte le affezioni profonde, e sanno quale affetto reciproco ispirino ed a chi sieno cari per titoli diversi i loro giorni. Or bene come la morte ispira manifestazioni sí diverse? Ciò avviene perché l'eroismo alle masse non è comunicato che per mezzo della guerra, la quale riunisce gl'interessi della vita e della religione a quelli dell'eternitá. La scienza e l'arte che produce tali effetti è alta, conservatrice ed ammirabile, e meriterebbe che invece di sí imperfetto quadro uno ne fosse delineato da mano maestra, seguendo quanto il Foscolo prescrive, che non nel merito ma nel metodo è quello che noi abbiam seguíto nelle vedute generali. Alle quali non possiamo meglio dar fine se non che trascrivendo il suo seguente frammento.

«La tattica e le artiglierie sono elementi della guerra, ma sono connessi alla istituzione militare che dipende dalla politica, alla strategica che dipende dalle situazioni geografiche e all'amministrazione militare che dipende dalle sorgenti e dalle leggi della pubblica economia.

«L'osservazione, il calcolo e l'applicazione de' princípi di tutte le parti della guerra produssero le vittorie dei greci e le conquiste de' romani. Alessandro avea preordinati tutti i mezzi e preveduti tutti gli ostacoli della sua spedizione, compiuta in nove anni senza alterare il suo progetto, disegnato prima d'abbandonare la Macedonia. E se l'esecuzione spetta ad Alessandro, la prima idea spettava alla scuola d'Epaminonda e delle repubbliche di Atene e di Sparta, donde Filippo aveva desunti i princípi dell'arte e apparecchiati i trionfi del suo successore. La perpetua prosperitá per tanti secoli di tante guerre che diedero a Roma la signoria delle nazioni, toglie ogni merito alla fortuna, mutabile sempre nelle cose mortali, e lo ascrive alla scienza che è fondata sugli eterni princípi dell'universo.

«Dopo Polibio e Plutarco tre scrittori eloquenti e filosofi, Machiavelli, Montesquieu e Gibbon assunsero questa sentenza. Ma per l'etá in cui vissero e piú assai per l'istituto de' loro studi, le loro dimostrazioni si fondarono piú sulle cose politiche che sulle militari. E quand'anche avessero dirizzato il loro assunto a scopo militare, non avrebbero toccate se non poche epoche della storia dell'arte. Il Guibert s'accinse ad una storia della costituzione militare di Francia, incominciando dalla decadenza dell'impero d'occidente e da' primordi della monarchia francese; ma la morte liberandolo da una vita infelice e mal rimeritata, precise anzi tempo il volo a quell'acre e libero ingegno.

«Senonché anche quest'opera mirando a una sola nazione avrebbe somministrato alla scienza militare insufficiente materia. Per giungere ai princípi e fissare la loro invariabilitá bisogna risalire per la scala di tutti i fatti, di tutti i tempi e di tutti gli agenti; paragonare il sistema di tutti i popoli dominatori e il genio de' celebri capitani, onde scoprire le cause generali che influirono alle conquiste della terra; finalmente esaminare sotto quali apparenze e con quali effetti queste cause generali agiscono a' nostri tempi. Al che non si giungerá se non quando uno scrittore di mente filosofica, d'animo liberissimo e di vita guerriera — rare doti a conciliarsi, — con lo studio degli autori antichi e moderni, delle imprese di tutti i grandi guerrieri, delle scienze che giovarono alla istituzione, alla economia, alla tattica, alla strategica e alla fortificazione, estrarrá una storia dell'arte della guerra; storia che ha quattro etá, determinate dalle solenni rivoluzioni di quelle parti del mondo illuminate dalle tradizioni istoriche: l'etá incerta, dalle memorie degli assiri e de' troiani sino a Ciro che ne' documenti degli scrittori appare primo istitutore di un'arte ragionata di guerra; la prima etá, da Ciro sino al decadimento della milizia romana; la seconda sino alla invenzione della polvere; la terza sino al presente sistema militare d'Europa. Queste etá solenni suddivise ciascheduna in piú epoche maggiori, determinate dalle imprese, dalle leggi e dalle teorie de' diversi popoli e capitani conquistatori, presenterebbero la storia di tutti gli Stati, poiché le rivoluzioni de' costumi, delle religioni e della legislazione delle genti furono operate dalle conquiste. E perché l'universa natura ha per agenti la forza e il moto, e la forza ed il moto del genere umano sono esercitati dalla guerra, noi vedremmo forse in questa storia l'essenza e l'uso delle forze fisiche e morali dell'uomo e i diritti e i limiti di esse»[59].

APPENDICE

Alcune osservazioni del maggiore Cianciulli intorno ai progressi dell'arte della guerra ai dí nostri, in occasione di un articolo del barone maggiore Ferrari da Parma, inserito nel fascicolo settimo del giornale: Il progresso delle scienze, delle lettere e delle arti.