Il maggiore barone Ferrari in un articolo pieno di militare erudizione e di chiara esposizione ha impreso a dimostrare, contro il divisamento di molti, che le scienze belliche poco o nulla abbiano vantaggiato nelle ultime guerre[60].

Il merito di questo colto scrittore dimostra a quant'altezza gl'ingegni italiani facilmente salirebbero nelle guerriere discipline, se l'angustia degli spazi in che sono rinchiusi non ne arrestasse i concepimenti e le applicazioni.

Nondimeno non interamente convinto che sterili per l'arte siano stati i sudori per ventidue anni sparsi da uomini di alto ingegno e di fama chiarissima, alcune osservazioni andrò sponendo, atte a mio avviso a difendere l'etá nostra dalla grave accusa contro di lei profferita. Dirò al certo meno di ciò che merita l'argomento, ma dirò quanto comportano le mie forze ed i limiti trai quali sono ristretto.

Che le scienze esatte, e quelle pure e quelle applicate, sieno il fondamento della scienza militare è un fatto del quale non si muove dubbio ai nostri tempi in Europa. Si tiene del pari universalmente per dimostrato che la scienza della guerra sia intimamente legata con la pubblica economia, con la politica, con le scienze fisiche, naturali e morali. Dimodoché il capitano, o ch'egli fortifichi gli spazi, o che li descriva, o che calcoli la forza delle macchine, o che le costruisca e le impieghi, o che raccolga gli uomini, o che gli ordini, li disciplini, gli amministri e li formi alla gloria ed all'abnegazione militare, egli impronta i suoi precetti da tutte cotali scienze. Or sarebbe maraviglia se nel successivo ingrandimento di quelle — del che nessuno disconviene — l'arte della guerra che ne discende rimasta fosse fuori dell'universale progredimento. E lo sarebbe vieppiú allora quando si considerasse che né la meditazione né l'esperienza né una serie infinita di fatti è mancata agli accurati disaminatori delle belliche discipline. E che ciò sia vero lo dimostrano del pari e le tante importantissime ultime guerre e lo immenso numero dei trattati scritti ai dí nostri da dottissimi autori, i quali ebbero il raro dono di poter raccontare quel che videro e di meditare su di quello che raccontavano.

Se tanto studio e tanta pratica si rimasero sterili, converrá disperare della scienza della guerra, converrá forse negare all'umano ingegno in fatto di belliche dottrine non pure quel perfezionamento indefinito che tanti filosofi vagheggiarono, ma ancora quel progresso, il quale, benché lento e circoscritto forse da lontani ed ignoti limiti, è nondimeno continuo, come si scorge agevolmente, portando gli sguardi sulla storia di qualunque scienza, arte o mestiere.

Confido non pertanto che altramente sia avvenuto e che anche le ultime generazioni abbian portato, insieme coi torrenti di sangue da esse versato, il loro tributo di nuovi lumi al comun retaggio di dottrina e di esperienza militare che l'etá passate a noi tramandarono. Confido che i nostri posteri non le accagioneranno di sterilitá d'ingegno o di opera.

Egli è incontrastabile che le evoluzioni laboriosamente ordinate, semplificate e messe dal gran Federico[61] alla cote della esperienza poco vantaggiarono dopo di lui. Egli è vero del pari che le armi nella loro forma ed essenza tali sono presso a poco quali quel grand'uomo le lasciò alla sua morte.

L'etá piú a noi vicina dunque ha ereditato ordini ed armi, ed oltre ciò massime di guerra e metodi appropriati dall'eroe della Sprea a quegli ordini ed a quelle armi.

Né dopo di lui era dato d'imprendere novellamente a sciogliere i medesimi problemi, giacché fermi essendo rimasti i dati donde dipendevano — si riduce il gran dato al fucile colla baionetta incannata, — invariabili ed uguali ne sarebbero state le conseguenze. Non è dato a chicchessia di apportar variazioni in una veritá dimostrata.

Dissi che il fucile con baionetta inastata era il gran dato della nuova ordinanza, e lo dissi pensatamente, trovandosi in esso risoluto il grave problema dell'ordine profondo e dell'ordine disteso, donde le evoluzioni e le linee, la castrametazione e piú lontano la fortificazione di campagna nelle difese delle linee dei campi e delle posizioni.