E non seppe dir altro.
II.
CARDELLO ENTRA IN ARTE.
Il giorno appresso don Carmelo prese a dargli le prime lezioni del mestiere.
—Sta' attento: guarda come faccio io. Questi sono i fili delle mani; questi dei piedi. Si tirano in su così, secondo quel che dice il personaggio. Sta' attento! Ecco, Pulcinella passeggia….—Buon giorno!—E move la mano così, per salutare…. Ecco: Pulcinella deve dare un calcio nel sedere a Peppe-Nappa…. Si fa così… Hai capito?
Ora eseguisci tu…—Buon giorno!…—Ma no! Così, da' un calcio…. Bravo!…. E non bisogna tenere il fantoccio per aria, se no si mette a girare… Bravo!.. Così!…—
Cardello avea creduto che la cosa fosse difficile e che egli non sarebbe mai riuscito. Sbarrava tanto di occhi in viso a don Carmelo, si grattava il capo; e siccome due o tre volte, nei giorni scorsi, colui gli avea lasciato correre qualche scapaccioncino, se eseguiva male i suoi ordini, ora Cardello si aspettava uno scapaccione da un momento all'altro.
Giacchè l'Orso peloso era manesco, specialmente in certe ore della giornata; dopo desinare, per esempio, quando aveva bevuto i litri di vino che Cardello andava a comprargli ogni giorno dalla signora da cui gli era stato affittato il magazzino. Quel vino era forte, schietto; e quantunque don Carmelo dicesse che non si poteva scherzare con esso, faceva scoppiettare le labbra a ogni bicchiere tracannato e vi scherzava con molta confidenza. Allora, invece di sentirsi allegro, diventava burbero, cupo; e trovava pretesti per bisticciare con la moglie e per picchiarla, se essa, abbozzato un po', gli dava qualche risposta che non gli faceva piacere.
Cardello aveva gran pietà di quella povera donna. Vedendola piangere, le toglieva di braccio la creaturina addormentata o che si era staccata strillando dal petto della mamma pel movimento da essa fatto nel ripararsi dai colpi del marito; e si metteva a cullarla, a farla delicatamente sobbalzare per acchetarla, dandole anche baci, e accostando la faccina alla gota, con una specie di carezza.
E a quella vista anche l'Orso peloso sentiva diventar tenero il suo vino; e continuando a brontolare e a minacciare la moglie, cominciava ad aggirarsi pel magazzino, ad andare su e giù, stringendosi la cigna di cuoio ai fianchi, dandosi un'arruffata ai capelli; e all'ultimo, fermatosi a gambe larghe davanti a Cardello, strizzava gli occhi ammammolati e sghignazzava: