Cardello, presa la latta, stava per uscire quando s'incontrò col dottore.
—Va male?—gli domandò sotto voce.
Il dottore scosse la testa ed entrò.
Alla vista del vecchietto basso, tutto canuto, che portava in mano una boccetta con la medicina, don Carmelo si fece avanti ossequioso.
—Questa sciocca si dispera! È vero che non è niente, signor dottore?
Glielo assicuri lei. Me, non mi crede.
—Il posto è umido—disse il dottore. Tenetela a letto… Avete un letto, qui?—Là dietro, un letto alla meglio—rispose don Carmelo.—Questa sera do la grande serata pei galantuomini. Se il signor dottore volesse venire a divertirsi…. La bambina è abituata all'umido; è nata in un magazzino peggiore di questo…. Un po' di tosse; si sa, i bambini…. È vero che non è niente, signor dottore? Tranquillizzi questa sciocca; se no, chi sa che pasticcio mi fa questa sera!…
—Sì, sì, non è niente…. cioè…—biascicò il dottore, un po' confuso:—Basta: tenetela ben cautelata. Ritornerò domani.
* * *
Quella sera faceva freddo.
Un pezzo di grossolana stoffa di cotone stinta dall'uso impediva che gl'indiscreti potessero vedere da fuori quel che si faceva là dentro; ma non riparava dall'aria frizzante donna Lia in maglia e veste corta, nè Cardello insaccato nel camicione, col cappello grigio di feltro su la nuca, e che gli stava accanto, dietro il tavolino, col vassoio situato tra due candele steariche infisse nei candelieri di stagno. Il pallore della pelle del viso di donna Lia si scorgeva fin sotto il rossetto profuso su le guance per l'occasione. Cardello, di tratto in tratto, si soffiava dentro i pugni per riscaldarsi le mani. Don Carmelo, già impaziente di veder riempito il locale dalle notabilità del paese, affacciava la testa capelluta da un angolo del palcoscenico, e sua moglie che se n'era accorta si sentiva su le spine, vedendo affollarsi alla porta coi biglietti in mano, le donne di servizio, i servi, i garzoni di campagna dei cavalieri, che non avevano creduto dignitoso per loro andar ad assistere all'opera di don Carmelo.