Tre o quattro commissioni rapidamente e bene eseguite lo avevano fatto entrare nelle grazie dell'Orso peloso.
Ora Cardello non stava più fuori, a spiare ficcando la testa tra i battenti del portone socchiuso. Andava e veniva affaccendato, perchè il burattinaio aveva continuamente bisogno di qualche cosa: d'una sbarra di legno, di quattro fogli di carta colorata, d'un litro di petrolio, di un po' di minio, d'un metro di nastro rosso, d'una matassa di spago, d'una cartata di tabacco per la pipa—e si faceva anche aiutare da lui nel rizzare in fondo al magazzino il palcoscenico.
Andando e venendo, Cardello passava con un sorriso di orgoglio e di sodisfazione tra i compagni affollati nella piazzetta, che lo tempestavano di domande:
—Hai visto i burattini?
—Sì; li abbiamo messi fuori dal cassone oggi.
—Belli?
—Alti quanto me. Paiono vivi; fanno paura.
—C'è, Pulcinella?
—E Colombina, e Tartaglia, e Peppe-Nappa, e il Mago, e il
Drago, con la lingua rossa e gli occhi rossi, che muove la coda.
—Da sè?