—Da sè. Sono già tutti appesi a un fil di ferro quelli che servono per domani sera. Ce n'è tanti altri: re con la corona; guerrieri con le spade; uno di essi si chiama Orlando.—

E tutti stavano a sentirlo a bocca aperta, invidiandolo, canzonandolo anche, per sfogare il dispetto di vederlo preferito.

—Farai tu da Pulcinella?

—Diventerai burattinaio anche tu?

—Chi lo sa?—rispondeva Cardello.

E il giorno dopo lo seguirono in Piazza del Mercato, mentre andava ad attaccare il cartellone coi pupazzetti: Pulcinella da un lato, col randello in mano, e Tartaglia dall'altro con gli occhiali verdi e il tricorno, nell'atto di prender tabacco da una tabacchiera che sembrava una cassetta.

—Bravo, Cardello!—

E urli e fischi.

La gazzarra fu più rumorosa la sera in cui lo videro uscire dal portone in camiciotto bianco e capellaccio grigio di felpa che gli copriva le orecchie, col tamburo su la pancetta e in una mano il mazzo con la grossa capocchia di pelle e nell'altra una bacchetta, accompagnato dalla giovane moglie del burattinaio, in maglia carnicina e vestito corto, che suonava la tromba, mentre Cardello picchiava sul tamburo da un lato col mazzo e dall'altro con la bacchetta, serio, impettito, quasi quello fosse stato sempre il suo mestiere.

Bùntiri! Bùntiri! Pepè! Peperapè! per tutte le vie e le viuzze del paesetto, a fine di chiamar gente allo spettacolo. Intanto lo spettacolo era Cardello camuffato a quel modo, che non si curava dei fischi, degli urli, e si credeva diventato un personaggio d'importanza.