Dagli usci, dalle finestre, era un accorrere su la via, un affacciarsi, un ridere, un acclamare lui, che tutti riconoscevano quantunque travestito, che tutti chiamavano a nome:
—Ehi, Cardello!
—Guarda Cardello!
—Evviva Cardello!
* * *
Giacchè Cardello era conosciuto più della bettonica, e voluto molto bene, perchè si guadagnava il pane facendo qualunque servizio, sempre pronto, sempre allegro, senza pretese. Due soldi, una bella fetta di pane, quattro fichi secchi, un piatto di fave condite con olio e aceto o altra cosa da mangiare; Cardello non rifiutava niente, non si lagnava mai; ringraziava e andava via tutto contento.
—Povero ragazzo! È ammirevole!—diceva la gente.
Bùntirì! Bùntiri! Il burattinaio aveva avuto una bella idea, facendo suonare il tamburo a Cardello.
Il ragazzo gli piaceva per la sveltezza e per la serietà. Quando gli aveva domandato: "Vuoi suonare il tamburo?" Cardello aveva risposto sùbito di sì.
—Ma bisogna che tu ti metta il camicione bianco e il cappellaccio di feltro.