Il Decano era seduto su un seggiolone con piano e spalliera di cuoio, vicino alla grata che aveva una piccola ruota in un angolo. Sul tavolino, il vassoio con la tazza vuota, il bricco e un altro vassoio con un resto di biscotti indicavano che egli aveva finito allora allora la sua colazioncina.
Grasso, corto, bianco di capelli, con un bel faccione rotondo, mani piccole e ben fatte, e il grosso anello decanale di smeraldo a un dito della mano destra, il cappellano conversava con l'Abadessa, quando il sagrestano introdusse Cardello, che lo avea seguito riluttante e quasi trascinato pel braccio.
—Ecco, padre cappellano, il servitore che ci vuole per vossignoria.—
Il Decano squadrò Cardello da capo a piedi.
—È il ragazzo del burattinaio che ha ammazzato la moglie. Si trova disoccupato. Può provarlo una settimana, un mese. Mi hanno assicurato che è un buon ragazzo, svelto, intelligente; quel che ci vuole per vossignoria. E arriva proprio in tempo.
—Che cosa sai fare?—domandò il Decano con voce incoraggiante.
—Il burattinaio,—rispose Cardello.
—Va bene,—riprese il Decano sorridendo:—Ma in casa mia occorre di fare tutt'altro.
—Gliel'ho già spiegato quel che dovrebbe fare,—soggiunse il sagrestano.
—Sì, sì, figlio mio; lascia il brutto mestiere di burattinaio, che fa commettere tanti peccati alla gente. Il signor Cappellano ti tratterà bene, da buon sacerdote.—