Si udiva una dolce voce femminile dietro la grata, voce di donna matura, ma con qualcosa di così fresco e di gentile, di materno, che Cardello si era sentito rimescolare tutto, quasi da quell'oscurità gli avesse parlato la misera donna Lia; giacchè la voce dell'Abadessa somigliava molto quella dell'assassinata, che gli avea davvero voluto bene come a un figlio.

—Che ne dici?—riprese il Decano:—Puoi entrare in servizio fin da questo momento. Il mio vecchio servo è morto ieri l'altro. È stato con me diciotto anni.

—Se mi vuole…—balbettò Cardello.

—Ma bisognerà farsi togliere cotesti capellacci da oprante.

—E il signor Decano ti rivestirà da capo a piedi….

—S'intende, s'intende… Intanto prendi questi biscotti, col permesso della nostra madre Abadessa… Mangiane tre, quattro. Gli altri mettili in tasca… e ringrazia la madre Abadessa.

—Grazie,—pronunziò Cardello con voce affiochita dalla commozione.

* * *

Otto giorni dopo, chi lo avrebbe riconosciuto, vestito tutto di nero, con abito lungo e cappello a staio e le mani affogate in un paio di guanti di lana color cioccolata? Si sentiva un po' buffo, quasi in maschera; ma che importava? Fin dalla prima giornata Cardello avea capito che col signor Decano si poteva stare benissimo, e che la fortuna lo aveva proprio aiutato.

Il signor Decano, in verità, gli sembrava un po' matto, con quella grande smania per la pulizia. Cardello, appena entrato in casa, aveva ricevuto la prima istruzione: