—Quando viene qualcuno non permettere che metta il piede dentro, se non si è ripulito perfettamente le scarpe in questi ferri e nella pedana. Fosse il re in persona, non entri se non si è ripulito le scarpe. Hai capito?
—-Sissignore.
—Si risponde: "Eccellenza, sì". E bada, oggi ti ho lasciato venire al mio fianco dal monastero fino a qui. Non sapevi; il burattinaio non poteva insegnarti la buona educazione, ed ho lasciato correre per non darti una mortificazione lungo la strada. Ma il servitore deve seguire il padrone a dieci passi di distanza, tenendosi un po' su la sinistra. Guarda; così. Io vado avanti: uno, due, tre, cinque… dieci passi; muoviti, un po' più a sinistra, tenendo sempre la stessa distanza. Bravo! Non ridere; sono cose serie. Hai capito, ora?
—Sissi… Eccellenza, sì.
—Tu non sei il servitore del primo venuto, ma del Decano Russo della Matrice… Questo grosso anello con la pietra verde può portarlo al dito soltanto il Decano; gli altri canonici, no. E il Decano tuo padrone è anche cappellano delle monache di Santa Chiara. Per questo, domani andrai dal barbiere a farti tagliare i capelli, corti, a spazzola, come devono portarli i servitori della gente perbene, dei signori. Parrai un altro… Ed ora, aiutami a svestirmi. Il cappello va sùbito spolverato, con questa spazzola fine, delicatamente, e poi riposto nella scatola là, sempre a quel posto, per l'ordine. Il mantello, in quell'armadio, e il robone pure, ben spazzolati; hai capito?
—Eccellenza, sì.
—E per cucinare?
—So cucinare i maccheroni.
—È poco. T'insegnerò; dovrai imparare. L'arrosto, il fritto, l'umido, e gl'intingoli… Il dolce ce lo manderanno tutti i giorni le monache. Per questo passo tre, quattro ore al giorno ad ascoltare le sciocchezze che mi dicono dietro la grata del confessionile… Pettegolezzi di teste fasciate… Ma i dolci sono eccellenti… E poi io non la penso come quel tale che diceva:
o paglia o fieno purchè il ventre sia pieno!