Il Piemontese andava, una o due volte il giorno, a dare un'occhiata ai lavori di scavo della conduttura, impartiva qualche direzione, qualche ordine, e tornava a casa a rinchiudersi con Cardello pei saggi d'impasto della creta.

Quel diavolo di Piemontese sapeva fare tante cose! Mentre Cardello, secondo le sue indicazioni, impastava mucchietti di creta, egli rizzava, secondo quel che leggeva in un libro pieno di disegni, un piccolo forno da cuocervi i vasetti e le tazze foggiate. Ne aveva foggiata qualcuna anche Cardello osservando bene come faceva il padrone.

Anzi, un giorno ch'era rimasto solo e i vasetti e le tazze allestiti erano messi ad asciugare al sole, Cardello avea tentato di foggiare un vasetto simile a quelli trovati negli scavi, col piede svelto, e il collo lungo e le scanalature nel ventre. Non era precisamente qualcosa di finito, ma per un primo tentativo, egli poteva esserne contento. Il Piemontese stette a guardarlo, gli diè un colpetto di pollice qua, un altro là, adoprando anche una stecca, lo raddrizzò perchè pendeva un po' da un lato, e disse a Cardello:

—Bravo! Ma per far meglio, ci vuole la ruota. Va' a chiamare un falegname.

Il Piemontese, quando gli veniva un'idea, un capriccio, non metteva tempo in mezzo per attuarlo. Questo modo di agire piaceva tanto a Cardello! Anche lui ora si sentiva preso da grande smania di fare. E non pensava ad altro che alla fabbrica di stoviglie, dove egli sarebbe stato il capo operaio, come gli diceva spesso il padrone.

La ruota era pronta.

—Ecco come si adopra. Si imposta un blocchetto di creta sul piano e col piede si dà il movimento. Le dita intanto stringono la massa l'allargano facendo il vuoto, tornano a stringerla, tirando su il collo, così, così, intingendo di tanto in tanto le dita nell'acqua.—

Quante diavolerie sapeva fare quel Piemontese! Cardello lo guardava a bocca aperta.

Qualcuno, incontrandolo per via, lo fermava domandandogli:

—Ma che cosa intrugliate, chiusi in casa tu e quel matto di
Piemontese?