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Da quel giorno in poi, il Piemontese andava laggiù, sin dalle prime ore del mattino, e teneva lontani gli operai, mentre egli e Cardello tastavano il terreno per scoprire altre tombe.
E la sera, desinando, il Piemontese non parlava di altro che dei vasi e delle statuette trovati nella giornata.
Le tombe erano in fila, una accanto all'altra, sul fianco della collina. Sembrava che Cardello avesse un fiuto speciale. Diceva:
—Io scaverei da questo lato.—
E infatti la nuova tomba veniva fuori proprio là dove egli aveva indicato.
Il Piemontese esaminava attentamente i cocci dei vasi rotti. Erano così delicati che non sembravano di terra cotta. E i vasetti intatti pesavano così poco!
—Eppure—egli diceva a Cardello: questa dev'essere la stessa creta che usano ora i vasai per le quartare, come le chiamate. Se io riuscissi a trovare il modo di manipolare la creta attuale, da ridurla duttile e leggera come questa di questi vasi… metterei su una fabbrica di stoviglie, e mi farei una fortuna. Arricchiresti anche tu.—
Sei tombe soltanto. Dopo parecchie settimane d'inutile lavoro, avevano smesso di scavare. Ma Cardello non era più tornato al suo ufficio di sorvegliante. L'impresario lo aveva incaricato di cercare un bravo cavatore di creta; e le stanze vuote e senza mobili della vasta casa erano già ingombre di mucchi di materiale; e pure la terrazza, dove la creta veniva messa ad asciugare al sole.
Cardello ora badava a sorvegliare due operai che la stritolavano, la stacciavano ridotta in polvere flnissima e la riportavano nello stanzone col pavimento di mattoni di valenza, pronta ad essere impastata, manipolata a lungo con l'aggiunta di un po' di sale per renderla porosa e leggera.