—Fosse vero! Arricchiremmo con niente.

—Bada, che quel matto non ti trascini in galera!—

Cardello riferiva questi discorsi al padrone.

—Faremo monete vere!—rispondeva il Piemontese:—Domani accenderemo il forno.—

Questa infornata dei vasetti e delle tazze eccitava l'immaginazione di Cardello. Ma ancora il Piemontese non era contento; ottenere della buona terracotta da gareggiare con quella dei vasetti antichi già gli sembrava poco. Bisognava trovare una vernice fina come quella di essi, uno stagno almeno da poter fare la concorrenza alle altre fabbriche di stoviglie stagnate. Per questo aveva ordinato quei medicamenti, come Cardello li chiamava, arrivati dal Piemonte in due cassette suggellate e che erano costate un occhio, secondo lui.

All'alba del giorno dopo, essi erano in piedi, attorno al forno che bruciava, dopo che i vasetti di creta già asciutti erano stati collocati nella parte superiore; e doveva bruciare fino a sera, senza che il fuoco si rallentasse un solo momento.

Quella era una prima prova per vedere a che punto di raffinatezza e di leggerezza fosse stata ridotta la creta seccata, polverizzata, stacciata, lavata e poi ridotta a pastoncini con tutte le cure possibili. A Cardello, alimentando il fuoco con le legna, sembrava di fare un'operazione straordinaria. Nella stanza si scoppiava dal caldo. Il Piemontese beveva e ribeveva per asciugare il sudore, diceva; e avrebbe voluto indurre anche Cardello a fare come lui. Ma Cardello aveva paura di ubbriacarsi, perchè il vino traditore una volta gliel'avea fatta, ed egli era stato male una settimana per effetto della solenne sbornia presa la sera di Natale, mesi addietro.

Dall'ansia e dalla commozione Cardello non sentiva sete nè fame. Assorbiti dall'operazione, essi non avevano pensato neppure a comprare un po' di pane… E il forno divampava, e la legna crepitava da ore e ore e doveva durare fino a sera!

—Basta!—disse finalmente il Piemontese.

Cardello si era immaginato che, cessato il fuoco, si sarebbe veduto sùbito il risultato della cottura. E rimase deluso, quando sentì dirsi: