—Bisognerà aspettare fino a domani, perchè il forno si freddi.

* * *

E durante la nottata, non riuscendo a chiuder occhio, arzigogolava:

—Ora, neppure don Carmelo, se uscisse di carcere, potrebbe indurmi a riprendere il mestiere di burattinaio. Sì, era divertente, dava belle sodisfazioni quando la gente applaudiva. Mi sentivo quasi preso da malìa, facendo muovere e parlare i pupi come tanti cristiani vivi…. Ma ora è un'altra cosa. Ho fatto bene ad andar via dal Decano. "Don Calogero, ve ne pentirete!". La profezia gli è fallita. E quando saprà che sarò arrivato a esser capo di una fabbrica di stoviglie, sotto la direzione del Piemontese, rimarrà con tanto di naso… Una fabbrica! Il Piemontese è capace di fare miracoli… Domani… Non veggo l'ora che aggiorni, per sfornare i vasetti… E poi, egli dice, li stagneremo… Chi sa come si dovrà fare? Impastare, credo, quei medicamenti e ungerne i vasi e rimetterli al forno… Bella quella rota! Gira, gira, gira e il vaso vien su, su, tra le mani. Demonio di un Piemontese! Le sa tutte, lui… Ha quattrini, e può cavarsi qualunque capriccio… Dicono che i quattrini non sono suoi; intanto il Municipio, glieli dà, o per conto di coloro che lo hanno mandato qui a dirigere lo scavo della conduttura, o per conto di lui stesso, non significa niente. Ma stando con lui, uno si sente uomo, e non sente il peso del lavoro… Si dimentica fin di mangiare e di bere, come nella giornata di ieri… Lui, no, ha bevuto ieri; e più beveva e più sudava… È di acciaio! Io mi farei ammazzare per lui. La fabbrica!… Capo operaio!… Allora vorrò tornare al paese e far vedere a tutti che cosa è divenuto Cardello! Peccato che la povera nonna sia morta! Mi voleva bene, poveretta! Ora avrei potuto aiutarla, renderle quel che aveva fatto per me quand'ero bambino. Sarebbe stata tanto contenta di vedermi cresciuto, ripulito, con un po' di quattrini da parte nel libretto postale… Non mi par vero! Quando si dice la sorte, il destino! Burattinaio, servitore—com'ero buffo, non posso neppur pensarci!—ed ora in procinto di essere stovigliaio. Chi avrebbe mai potuto immaginarlo?… E i vasetti e le tazze saranno riusciti ben cotti?… Meno male! Cantano i galli.—

Saltò giù dal letto. Il Piemontese dormiva ancora; russava come un orso.

Egli andò di là piano piano; girò e rigirò attorno al forno con la tentazione di aprirlo prima che il padrone si svegliasse.

E un'ora dopo, mentre questi apriva la porticina superiore del forno, Cardello non respirava, intento. Il Piemontese era rimasto serio, impassibile osservando i vasetti da grigi divenuti rosei coperti da fine polvere che quegli cacciava via col soffio; ma Cardello saltava dalla gioia; e quando ebbe in mano uno dei vasetti, si diè a baciarlo e a ribaciarlo, come un portento, e aveva le lacrime agli occhi!

VIII.

IL CAPOLAVORO DI CARDELLO.

La creta, manipolata con tanta accuratezza, aveva dato terrecotte infinitamente superiori alle rozze stoviglie dei quartarai, ma da quelle alle terrecotte leggerissime dei vasetti antichi ci correva ancora molto.