Cardello fu incaricato di triturare in un gran mortaio di marmo una buona quantità della creta già ridotta in polvere fina e ben stacciata; forse bisognava renderla impalpabile per ottenere maggior densità d'impasto e nello stesso tempo maggior leggerezza.

Le due tazzine già cotte erano sottili quanto le tazze di porcellana; ma il piemontese ne aveva spezzata una per accertarsi della qualità dell'impasto e aveva buttato via i cocci con stizza. Cardello, a quell'atto, s'era sentito stringere il cuore. Non riuscivano dunque! E gli era parso di veder svanire tutt'a un tratto il suo bel sogno della fabbrica.

Il Piemontese però era ostinato come un mulo. Quando si metteva in testa una cosa, non pensava ad altro, fino a che non si persuadeva che era inutile ritentare.

La creta, ridotta in polvere impalpabile— Cardello aveva le braccia indolonsite dal pestare e confricare due intere giornate!—era stata impastata aggiungendovi un po' di strutto per renderla grassa. E intanto che i vasetti e le tazze foggiate stavano esposte al sole nella terrazza, il Piemontese cavava fuori dalle cassette i medicamenti e li scioglieva con l'acqua, in due catinelle, dopo aver pesato accuratamente le dosi e misurata l'acqua col bicchiere graduato; tanti grammi di quella, tanti grammi di questa, col libro davanti per non sbagliare,

Cardello avrebbe voluto sapere che cosa erano quei medicamenti e come si chiamavano: ma il Piemontese, zitto zitto, faceva tutto da sè. Cardello doveva contentarsi di stare a guardarlo, e sgranava gli occhi seguendo quell'operazione misteriosa che doveva poi dare lo stagno ai vasetti e alle tazze.

Infatti, quando le misture furono pronte, quegli prendeva uno dei vasetti, lo immergeva in una delle catinelle, agitandolo, rivolgendolo da tutte le parti e, tiràtolo fuori, faceva colare il liquido in modo da poter formare uno strato uguale; poi, con un pennello, vi spruzzava su un po' del liquido dell'altra catinella e metteva il vasetto su una tavola perchè la mistura colasse ancora, e si eguagliasse meglio. Ripeteva la stessa operazione con altri due vasetti e con la tazza rimasta intatta, e insieme con Cardello portava delicatamente la tavola al sole, nella terrazza.

—Diventeranno lucidi, ora?—domandò Cardello.

—Bisognerà rimetterli nel forno. Lo accenderemo domani.—

Che sorpresa per Cardello quando, due giorni dopo, vide cavar fuori vasetti e tazza lucidi, con un bel verde scuro macchiettato qua e là di nero!

Ah! Quel Piemontese era un mago a dirittura!